La fantasia dei perdenti
Chi ha detto che in Italia mancano i fantasisti? Ma se siamo pieni di gente dotata di eccezionale inventiva. Il guaio è che la esprime soltanto fuori dal campo: sui social, in tv e su qualche giornale un tempo prestigioso.
Ancor prima di salutare Gravina e i suoi derivati - noi italiani siamo degli inguaribili tagliatori di teste -, era partita la gara per piazzare un nome, possibilmente un amico, un parente o un benefattore, alla presidenza della Federcalcio.
E allora Giovanni Malagò, il più presentabile e preparato nonostante qualcuno del Governo gli abbia già ricordato lo scandalo Micciché (classico caso di Abodi shaming), e poi Giancarlo Abete, Matteo Marani (povero Mat, tirato per la giacchetta), un altro Matteo, Renzi (...), e Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Roberto Baggio, il cui programma di 900 pagine è stato più volte evocato senza che nessuno l'abbia mai letto (solo Vittorio Petrone e Adriano Bacconi lo possono recitare a memoria), l'incolpevole Alberto Zangrillo (è girata anche questa ed era il 2 aprile, non il primo).
Per non parlare poi dei candidati alla panchina dove però la fantasia ha lasciato il passo ai sogni e alle illusioni, trascurando naturalmente l'aspetto economico (il et viene pagato con soldi pubblici): Allegri, Conte, Mourinho, Mancini, Guardiola (alé) e perché non Ancelotti che dopo il Mondiale potrebbe lasciare il Brasile o essere lasciato, a seconda del risultato finale?
Meglio che mi soffermi su Malagò che lo sport, la politica e i rapporti non solo istituzionali li maneggia con grande disinvoltura. Dicono che qualcuno della destra non lo ami e che potrebbe contrastarne l'elezione.
Mi sta bene tutto: ma se non lui, chi? È vero che da anni non esprimiamo un campione come si deve nel calcio, lo è altrettanto che fuori dal campo siamo messi addirittura peggio: non abbiamo manager di livello. Non a caso uno come Marotta, il più esperto, se li mangia tutti a colazione.
Se mi fosse chiesto di indicare un nome, farei quello di chi considero il più competente in assoluto, ma anche il meno spendibile. Posso permettermelo perché non sono juventino: Andrea Agnelli. Si, proprio quello che ha da poco patteggiato per evitare che un processo durasse all'infinito.
PS. Anche un Binaghi non mi dispiacerebbe: se lo trovate nel calcio fatemi un fischio. Conoscendolo, so che da numero uno della Figc partirebbe spianando Jurassic Park, che è dalle parti di Campo Marte.
