Le mani sul calcio: Lotito svela il documento sul commissario. E Abete ha un piano

Forzature e trattative: la corsa alla Figc è anche politica. La situazione
Giorgio Marota
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ROMA - La battaglia politica per il controllo del calcio italiano è appena cominciata. E non è nuova: Gravina, spesso, aveva messo in guardia su ingenerenze e sconfinamenti e dopo le dimissioni ha parlato senza mezzi termini di “fattori esterni”. Forse è anche per questo che Giovanni Malagò, designato due giorni fa dalla Serie A come primo candidato alla presidenza, durante il podcast “Sette Vite” ieri ha parlato di «sfida affascinante» ma anche di «tante riflessioni da fare», in qualche modo staccandosi di dosso l’etichetta di profilo indicato dalla componente che voleva forzare la mano ma anche di uomo osteggiato da una parte del governo. Malagò sa bene che la partita si gioca sui numeri, ma la fuga in avanti della Lega di A ha già offerto il fianco a due risposte altrettanto forti. La prima è stata quella di Lotito, l’unico patron a non aderire alla candidatura. Il senatore ieri ha fatto un’incursione nella 7ª Commissione, di cui non fa parte, prendendo la parola dopo l’intervento di Abodi, che era stato interpellato sulle prospettive di riforma. Dopo aver detto che «il parlamento ha abdicato al proprio ruolo», il senatore ha cominciato a leggere il documento - secondo i maliziosi ispirato da Casini, giurista ed ex presidente di Lega - che giustificherebbe il commissariamento della Figc «entro il 30 aprile 2026» sulla base «della legge del 17 ottobre 2003 n.280». Il testo prevede due subcommissari e un comitato di 5 membri, 3 nominati dalla politica e 2 dalla Fifa, tutti in carica fino al 31 dicembre 2028. Il commissario, spiegava Lotito mentre il ministro scuoteva la testa conoscendo i contenuti del documento ma a quanto pare non condividendolo del tutto, «non dovrà rendere conto a nessuno se non al Parlamento». «Vorrei ci fosse cambio di sistema, non solo di presidenti. Gli sforzi siano sui programmi», era stato l’invito equilibrato di Abodi. Dal Foro Italico è intervenuto anche il presidente Fitp, Binaghi: «Se le riforme le deve fare Malagò mi viene da ridere - ha detto - già 8 anni fa, quando era al Coni, ha sprecato l’occasione».

La trattativa

La seconda risposta è arrivata da Abete. Il presidente LND è sceso in campo per far “valere” il 34% della sua lega. Un atto necessario dopo lo strappo della Serie A per evitare, in caso di immobilismo, che pure la B potesse salire sul carro Malagò. Uscendo allo scoperto, Abete ha riportato il focus sui contenuti, mentre continua a raccogliere le firme dei suoi delegati che, al netto della Lombardia, lo sosterranno in blocco. Non a caso, la Lega di B nell’assemblea di ieri non ha esternato alcun “endorsement” proprio perché adesso esistono due fronti e posizionarsi anzitempo sarebbe un errore strategico. In ambienti federali c’è chi si dice certo che la prova di forza della Serie A abbia agevolato i rivali.

Il dirigente più esperto, a questo punto, potrebbe anche sperare che le altre componenti lo seguano presentando a loro volta dei candidati, così da favorire un percorso di condivisione e scendere a patti in una vera trattativa. La sua candidatura non escluderebbe un passo indietro successivo per convergere su altri profili. A quel punto sì che il 34% sposterà gli equilibri. Neppure Malagò potrebbe farne a meno. 


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