Arbitri, una lotta tra clan
Martedì prossimo il Collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Gabriella Palmieri Sandulli deciderà se rendere definitiva o meno la condanna a 13 mesi del presidente dell’AIA Antonio Zappi, accusato di aver indotto gli ex responsabili delle due commissioni arbitrali, Maurizio Ciampi (C) e Alessandro Pizzi (Dilettanti), a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi. Ieri - ah, le coincidenze - il designatore della CAN Gianluca Rocchi, non proprio nelle grazie di Zappi e degli zappatores, si è ritrovato indagato per concorso in frode sportiva e non solo. Sarà interrogato dalla Procura di Milano giovedì 30. Auguri.
Scacciate i retropensieri, nessuno pensi male: è più importante, quasi vitale, arrivare alla verità e sapere se Rocchi sia effettivamente intervenuto in sala Var per accelerare la verifica di un rigore (che c’era) e se la scorsa stagione - come si legge nei capi d’imputazione - abbia scelto arbitri graditi all’Inter, come Colombo di Bologna-Inter 1-0.
Forza, è stato trovato un simpatico modo per festeggiare i vent’anni di Calciopoli. Ripensando anche ai recenti casi Trentalange e D’Onofrio, però, vien voglia di azzerare tutto e affidare la direzione delle partite all’intelligenza artificiale, perché quella arbitrale non offre più garanzie.
In più di un’occasione ho espresso un pensiero sulla compagnia dei fischietti che, come tutte le categorie, non sa cosa significhi l’ unità d’intenti e di sistema e la solidarietà tra colleghi: nell’AIA esiste da sempre un governo, vicino al designatore, e un’opposizione, costituita dai direttori di gara meno utilizzati, dai dissenzienti e dagli esterni, i dismessi. Non vi dico i veleni e i contrasti, talvolta soffocati. Oltre alle tensioni e alle pressioni derivate dalla partita in sé e dagli interessi che muove, gli arbitri sono perciò costretti a operare con un bisonte sulla schiena. Non è difficile individuare anche nei giudizi di chi una volta abbandonata l’attività si ricicla in tv, simpatie e antipatie personali che hanno radici lontane e collaborazionismi .
Per descrivere ancora meglio i veleni, vi segnalo il tweet del guardalinee fatto fuori e grande accusatore Domenico Rocca che ha subito postato «Chi di spada ferisce di spada perisce». Oppure quello di un varista che ha parlato di «giorno della liberazione». Quanto amore per la categoria...
Dopo la terza esclusione di fila dai Mondiali e l’uscita del calcio italiano dalle coppe, avevamo giusto bisogno di uno scandalo in grado di alimentare nuovi sospetti e disturbi. E soprattutto di favorire chi da settimane punta al commissariamento del calcio italiano e al suo controllo da parte della politica.
Siamo nella merda. Respirate forte in superficie, se ce la fate.
