"Con chi ho fatto questa frode sportiva?": Rocchi non si dà pace, tante domande senza risposta

L’ex designatore non si dà pace. Nessuna società e nessun tesserato coinvolto. L’alibi di Gervasoni: non poteva essere nei VOR della B
Edmondo Pinna
4 min

«Ma quindi, con chi l’ho fatta ‘sta frode»? È una domanda logica, che si porrebbe chiunque si trovasse iscritto nel registro degli indagati senza sapere per quale motivo, visto che piano piano intorno tutti i protagonisti del presunto illecito vengono meno. È una domanda che potrebbe essere venuta in mente (se la sarà posta sicuramente) anche a Gianluca Rocchi, l’ex designatore che si è autosospeso subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia con l’ipotesi di reato di frode sportiva, sabato mattina. Rocchi si è ritirato, ha staccato cellulari e (metaforicamente) televisori, ha deciso di pensare a sé e soprattutto alla sua famiglia, i figli Samuele (arbitro da dicembre 2023, promette già più del padre) e Federico, sicuramente i più toccati da questa vicenda. Succede così in qualsiasi inchiesta, quando il così detto mostro viene sbattuto in prima pagina. Poi, però, bisogna valutare anche le conseguenze. Che ricadono, soprattutto, su chi c’entra poco o nulla. Non riusciva a spiegarselo, l’ex designatore. Perché la nota di ieri della Procura, le tensioni che vengono riportate da Milano circa questa vicenda, hanno scosso ancor di più l’ex arbitro internazionale di Firenze. Che s’è ritrovato una vita (sportiva, soprattutto, ma anche privata) rovinata senza sapere per quale motivo. Non ci sono tesserati di società coinvolti. Non ci sono società coinvolte. Gli unici coinvolti sarebbero gli arbitri, ma non tutti. Da qui la domanda: «Ma quindi, ‘sta frode, con chi l’ho fatta?».

Le carte della Procura

Nell’avviso di garanzia, il pm Ascione contesta a Rocchi tre partite. La famosa “bussata” (se c’è stata) al vetro del VOR per un rigore per un tocco di mano netto di Balogh in Udinese-Parma sul quale il VAR Paterna (indagato per falsa testimonianza, non per frode sportiva) e l’AVAR Sozza (al momento non risulta fra gli indagati) sembrano starci un po’ troppo sopra. Per aver «combinato» la designazione dell’arbitro Colombo, direttore di gara “gradito” ai nerazzurri, per Bologna-Inter dell’aprile 2025 (persa dall’Inter); per aver «indirizzato la designazione dell’arbitro Doveri per la semifinale di ritorno Milan-Inter di Coppa Italia per evitare la sua designazione nelle successive partite dell’Inter, tra cui quelle di A per lo scudetto e quindi di “maggiore interesse per la squadra milanese”». Tutto questo senza che né Colombo, né Doveri siano coinvolti nell’inchiesta. E, come specificato dalla Procura di Milano, senza che sia stata coinvolta l’Inter, l’ipotetica destinataria dei favori di Rocchi.

Gervasoni non era lì

Ancor più paradossale la posizione del supervisore Gervasoni, al quale viene contestata la partita Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025. Il supervisore VAR avrebbe «incalzato e sollecitato l’addetto Var Luigi Nasca affinché richiamasse l’arbitro Giua all’on field review». Il problema però sarebbe logistico. Anche quest’anno, le partite di serie B vengono “analizzate” al secondo piano della palazzina al fianco dell’IBC Center di Lissone, dove invece ci sono le salette della serie A. Alle 15 di quell’8 marzo in A si giocavano Como-Venezia e Parma-Torino. E Gervasoni doveva essere lì, non nella palazzina davanti. A meno che non avesse il dono dell’ubiquità.


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