Calcio in lutto, è morto Evaristo Beccalossi: addio a una delle leggende dell'Inter

Lo storico centrocampista nerazzurro era in condizioni critiche da tempo: avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni. Il club: "Ciao Becca, ci sembra impossibile"
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È morto a Brescia Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell'Inter, storico centrocampista della squadra milanese. L'ex calciatore e dirigente sportivo, che prima di militare in nerazzurro giocò anche nella sua città, Brescia, avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

Beccalossi e l'amore infinito per l'Inter

Magari le nuove generazioni lo conosceranno anche per la sua seconda vita, quella da opinionista televisivo, ma Beccalossi è stato una leggenda dell'Inter con 216 presenze e 37 gol. In nerazzurro uno scudetto (1979-1980) e una Coppa Italia (1981-1982) ma soprattutto un amore intenso per i colori nerazzurri, mai lasciati davvero, con quella casa con vista San Siro che l'ha sempre fatto sentire vicino all'amore di una vita. Ceduto alla Samp, chiuse la carriera tra Monza, Barletta e Pordenone, ma il suo nome e la sua storia sono sempre stati legati ai colori dell'Inter. Per questo, già dalle prime ore di questa mattina, non appena si è diffusa la notizia, tantissimi sono stati i messaggi ci cordoglio e sincero dispiacere dei tifosi dell'Inter. Uno, tra tutti, ricorrrente: "Hai aspettato l'ultimo scudetto e te ne sei andato. Ciao Becca".

Beccalossi, il ricordo del direttore Ivan Zazzaroni

Questo, sul suo profilo Instagram, il ricordo del direttore del Corriere dello Sport - Stadio, Ivan Zazzaroni: "È morto il Becca. Da oggi c'è meno talento nell'aria, ci sono meno sorrisi. Evaristo aveva 70 anni, è stato tra i calciatori più amati dagli interisti perché era un atipico, classe e provocazione tecnica".

"Ciao Becca, ci sembra impossibile": il messaggio struggente dell'Inter

Intorno alle 9 è arrivato anche il lungo, e struggente, messaggio di cordoglio della sua Inter. Eccolo: "FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari. Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno - ricorda ancora l'Inter - meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole". Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì. Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: "Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me". La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica. "Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato". Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l'Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell'8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra. Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli - uno Scudetto e una Coppa Italia - Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall'attore Paolo Rossi. "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia - conclude l'Inter - che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".


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