Perché Luis Enrique, per la seconda volta, ha salutato l'interprete della Roma Claudio Bisceglia: tutto nasce da una grigliata...

Perché Luis Enrique, per la seconda volta, ha salutato l'interprete della Roma Claudio Bisceglia: tutto nasce da una grigliata...

Il tecnico spagnolo ha omaggiato l'amico di una vita come già aveva fatto nel 2011: il retroscena
Chiara Zucchelli
5 min

Claudio Bisceglia parla 5 lingue: italiano, inglese, spagnolo, portoghese e olandese. Col francese se la cava. Però sta sempre zitto. È per questo che lavora nella Roma dal 2011: piaceva a Pallotta, piace ai Friedkin. Piace a tutti gli allenatori e a tutti i giocatori. Di lui non si hanno tracce social, non esistono interviste se non una al Piccolo di Trieste di quindici anni fa. Aveva lavorato a Riscone con la Roma di Luis Enrique, poi era tornato a casa. Non immaginava che, su richiesta del tecnico, sarebbe tornato a Trigoria per non andarsene più. Qualcuno, scherzando, lo definisce: "La scatola nera della Roma" e forse tutti i torni non li ha, visto che facendo sempre da interprete conosce tutte le conversazioni tra proprietari, dirigenti, allenatori. La sua discrezione, però, è totale. Di lui si fidano tutti.

Come nasce l'amicizia tra Bisceglia e Luis Enrique

Nato a Manfredonia ma cresciuto a Trieste, dove si è specializzato alla scuola per traduttori, ha 49 anni. È stato traduttore ufficiale del sito della Uefa ed era spesso chiamato sia dalla nazionale sia dai grandi club. Disse nel 2011: "Il primo lavoro è iniziato due settimane dopo la laurea, conseguita alla Scuola per Interpreti di Trieste dove ho studiato inglese, olandese, spagnolo e portoghese. Inizialmente il primo impegno è stato con il sito della Uefa, cercavano un traduttore, esperto di calcio, e si sono rivolti a un docente della scuola, che ha pensato a me. Da lì è iniziata un’esperienza che tuttora continua". La Roma lo chiama quell'estate: Luis Enrique e il suo staff sono spagnoli, ci sono una marea di giocatori nuovi, è la prima dell'era americana, Baldini sta ancora a Londra e pensa bene di rilasciare la famosa intervista a Repubblica in cui definisce Totti "pigro". Il clima è quello che è, Bisceglia arriva e subito conquista tutti. Si sa esprimere con chiarezza, sa bene come insegnare le cose principali a ognuno, Luis Enrique, durante una grigliata in baita (con carne arrivata da Roma, da un noto ristorante in zona Tuscolana), inizia a parlarci davvero. Non calcio, ma vita. Nasce un legame che dura ancora oggi.

Quando Bisceglia parlava di Luis Enrique

Non a caso Luis Enrique lo saluta dopo la Champions vinta col Barcellona nel 2015 e anche ieri sera, quando rispondendo alla domanda dell'inviata di Sky, Giorgia Cenni, lo nomina di sua iniziativa. Bisceglia, di questo rapporto, non parla praticamente mai. Lo custodisce gelosamente proprio in virtù di quando vissuto insieme 15 anni fa. "Sono partito con la squadra - raccontava Bisceglia, sempre nel 2011 - perché il nuovo allenatore è spagnolo e ha portato con sé uno staff di cinque persone, in aggiunta a quattro calciatori acquistati, due spagnoli e due argentini. È stata un’esperienza unica anche perché sono tifoso proprio della Roma. Ho seguito allenamenti, conferenze e incontri con la stampa oltre alle lezioni di italiano giornaliere. Luis Enrique impara in fretta: è un vero portento". Come studiavano insieme, il tecnico spagnolo e il suo maestro? Le lezioni duravano tutto il giorno: dalla rassegna stampa della mattina, quando leggevano i giornali prestando una particolare attenzione ai termini più in uso in Italia riferiti al calcio, fino alla sera quando, prima di andare a dormire, visionavano alcuni filmati. Telecronache comprese: iniziarono con una partita di Coppa America e non si sono più fermati. Un po' come Claudio con la Roma: pensava di rientrare alla sua vita dopo poche settimane, non se ne è più andato. Il "fenomeno" come lo chiamava Mourinho è una delle colonne di Trigoria.

 


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