Malagò ricuce il primo strappo
Il vento soffia, mentre il terreno resta scivoloso. Giovanni Malagò, il presidente del «da solo non posso nulla, insieme tutto», si trova così a giocare due partite parallele di eguale importanza strategica. All’interno del consiglio Figc dovrà far coesistere due anime forti in questo momento lontanissime, i calciatori e i dilettanti, mentre fuori dall’uscio di Via Allegri spera di trovare risposte da un governo che prima di venire in soccorso del pallone s’aspetta un’autoriforma. «Sia noi che loro non abbiamo tanto tempo», il pensiero di Malagò. Il suo mandato durerà poco più di due anni, quello dell’Esecutivo è in scadenza tra meno di dodici mesi e il calcio non può permettersi il lusso di trascorrere un anno sabbatico. Eppure, c’è chi resta convinto che difficilmente il sostegno disatteso fino a ieri - era la denuncia di Gravina - possa produrre una svolta immediata. Nuovi investimenti sui vivai e un piano per gli stadi sono le priorità, da affiancare ai provvedimenti rimasti in sospeso come la tax credit, le sponsorizzazioni del betting, il superamento dell’IRAP e tanto altro. Vecchie questioni tornate d’attualità soprattutto su spinta della Serie A. Dopo l’incontro della settimana scorsa, Malagò tornerà dal ministro Abodi proprio stamattina. I due proveranno a individuare un piano d’azione.
In politica "estera" Malagò dovrà anche cercare altre vie
In politica “estera” Malagò dovrà anche cercare altre vie. Il titolare del Mef Giorgetti, ad esempio, avrà voce in capitolo sulle questioni economiche. Per non dipendere da una legge di bilancio (o dal clima politico) il pallone dovrà provare a cambiare marcia da solo. Poi c’è il tema della politica “interna”. Abete, battuto alle elezioni, ha dimostrato di avere ancora un peso in consiglio: due giorni fa evitato che la vicepresidenza vicaria finisse a Calcagno (rimasto vicepresidente semplice, con Simonelli della A vicario), “accusato” di aver blindato la candidatura di Malagò - l’AIC questa scelta la rivendica con orgoglio - e di aver “tradito” la vecchia alleanza, visto che con Gravina le due componenti reggevano le vicepresidenze. Insieme fanno il 54% del consiglio, ecco perché la «compattezza» è una necessità e lo strappo andrà ricucito.
«Bisogna cambiare la mentalità dei dirigenti», il messaggio lanciato da Malagò a Tg2 Post. Nello stesso contesto, ha parlato di Nazionale: «Condividerò la scelta del ct con qualcuno che ne sappia più di me. Il direttore tecnico può diventare presidente del Club Italia. Maldini? Non dico nulla, ma ha i requisiti che gli italiani si aspettano». Un altro nodo è il segretario generale: quello uscente, Brunelli, è ancora stimato, ma negli ultimi giorni è andata rafforzandosi (non solo su spinta della A) la posizione dell’avvocato Viglione.
