Vincenzo Alberto Annese dall’India a ct dell’Afghanistan: “Cosa bisogna fare per una chiamata in Serie A?”. Chi è l’allenatore italiano
Se fosse un libro sarebbe Il giro del mondo in ottanta squadre. Se fosse un reality show, Pechino Express. C’è chi definirebbe Vincenzo Alberto Annese un cervello in fuga. La vita lo ha portato ad allenare in ogni angolo del pianeta, o quasi: dal Belize alla Bielorussia, passando per la Thailandia, l’Indonesia, il Ghana, la Lituania, il Kosovo e anche l’India, «dove ho vinto due volte al campionato», racconta, con il Gokulam Kerala. La lista, in ordine sparso, non si esaurisce nemmeno qui. E ora c’è l’Afghanistan. Nato a Molfetta, Annese ha trascorso una carriera a lottare a centrocampo tra Martina Franca, Altamura, Termoli e Mestre, prima che gli infortuni gli pregiudicassero la carriera. Tanto da farlo ritirare alla tenera età di ventitré anni. Ma non c’è imprevisto che tenga sulla strada di chi ha una passione che diventa quasi un’ossessione. Prima dei trent’anni, Vincenzo si reinventa preparatore atletico, anche se le cose all’inizio non ingranano. Sarà l’incontro con il presidente di una squadra lituana, il Saldus, a cambiare le sue prospettive e la sua vita. «Ho preso il dottorato all’estero e per un po’ ho fatto anche l’insegnante - spiega - questo mi ha aiutato molto poi ad allenare». Dopo il corso a Coverciano, passa in panchina - stavolta il pallino del gioco ce l’ha lui - e lascia l’Italia. Oggi ha quarant’anni, ne compirà quarantuno a settembre, e il mondo è la sua ostrica. Sempre con la valigia in mano, meno di due mesi fa il destino lo ha portato in Afghanistan, primo italiano (e primo europeo) a sedere sulla panchina della Nazionale. «Sono stato anche il primo ct italiano del Nepal», aggiunge con fierezza. C’è poco da nascondersi e tanto da essere fieri in un percorso così duro e speciale, che ti porta lontano, lontanissimo da casa e dagli affetti, per inseguire un sogno. «Io voglio vincere sempre – confida - Per me conta poco contro chi giochiamo». All’esordio da ct dell’Afghanistan arriva subito una sconfitta contro la Siria: «In tanti mi hanno fatto i complimenti ma io sono stato arrabbiato per giorni, per me il risultato è quello che conta».
