Murillo, l'intervista: "Spalletti voleva restassi all'Inter, Cristiano Ronaldo non mi ha mai chiesto scusa. Ora sfido Mancini"
Quando il Deportivo Cali lo vende all’Udinese, è il 2009, Jeison Murillo cade dalle nuvole: «Ero al Mondiale Under 17 in Nigeria, me l’hanno detto solo quando sono tornato in Colombia. Mia mamma si mise a piangere perché sarei andato via, così lontano da casa, ma a conti fatti alla fine sono felice di com’è andata». Avrebbe dovuto intuirlo già allora, Murillo era destinato a una carriera con la valigia sempre in mano o quasi, avanti e indietro tra Spagna e Italia: dal 2010 al 2015 Granada, Cadice e Las Palmas, due anni all'Inter, poi Valencia. Nel 2019 vola in prestito al Barcellona dei fenomeni: 4 presenze, tanto basta per vincere la Liga. Rientra in Italia, alla Sampdoria di Claudio Ranieri, che dopo una stagione lo cede al Celta Vigo: ricomincia l'andirivieni, fino al 2023 quando con i blucerchiati retrocede in Serie B. Naturalmente il ricordo è amaro: «Fu un anno davvero difficile, dentro e fuori dal campo».
Inter, Murillo e l'aneddoto su Mancini
Nel 2023 dice addio all'Europa: da due anni ha messo radici in Qatar, all'Al-Shamal, con cui ha rischiato di vincere il campionato all’ultima curva contro l’Al-Sadd di Roberto Mancini dopo un colpo di scena dai tratti surreali. Nello scontro diretto, lui che è difensore centrale, ha anche segnato un gol: «Ci speravamo, abbiamo perso di niente». Mancio, che lo ha allenato all’Inter tra il 2015 e il 2016, lo conosce bene e dopo la sfida che valeva lo scudetto lo è andato a salutare: «Così ho rispolverato il mio italiano! Per me è stato come un padre. Lui è un allenatore che mi ha insegnato tantissimo. Posso solo ringraziarlo. Pensa che l’ho incontrato in un centro commerciale il giorno stesso che si è trasferito a Doha: sono stato felicissimo di essere il primo a dargli il benvenuto nel Paese». Grazie a sempre più calciatori di fama internazionale, come Firmino e Verratti, ma anche a tecnici di livello che alzano la qualità del campionato, il Qatar sta iniziando ad appassionarsi al calcio: «Quando sono arrivato io non era così, gli stadi erano vuoti, era un po’ triste. Ma ora le cose stanno cambiando. Nonostante il conflitto in Medioriente, io qui mi sento al sicuro».
