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Chapecoense, Neto si sveglia: «Com'è finita la partita?»

Chapecoense, Neto si sveglia: «Com'è finita la partita?»
© EFE

Il difensore, uno dei superstiti, non sa ancora nulla della tragedia che ha coinvolto la squadra brasiliana. Silenzio dei medici e della psicologa

 

domenica 11 dicembre 2016 18:14

ROMA - Domande che non hanno ancora trovato una risposta. «Com'è finita la partita contro l'Atletico Nacional? E perché mi trovo a letto con tutte queste ferite?». A farle dal letto in cui si è risvegliato dal coma è stato Neto, uno dei superstiti della tragedia che ha coinvolto la Chapecoense. Lui è di nuovo cosciente, ma la situazione continua a essere preoccupante perché ha una vertebra lombare fratturata e non ricorda nulla. A seguirlo costantemente, oltre allo staff dell'ospedale di Medellin dove si trova il ragazzo, c'è uno dei medici della Chapecoense, Carlos Mendonca, che si è trasferito in Colombia e assiste anche gli altri superstiti. Non ha ancora trovato la forza di raccontare a Neto la tragedia che ha commosso il mondo, perché la psicologa che segue il recupero, anche emotivo, dei sopravvissuti gli ha detto di non farlo. «L'esperta si è raccomandata - racconta Mendonca - di non dire nulla, per evitare che possa generarsi uno choc emozionale che in questo momento potrebbe pregiudicare il recupero clinico del ragazzo. Io devo darle retta, è una cosa troppo delicata e lei ha più elementi di me per giudicare».

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CONDIZIONI - Intanto è stata evitata un'altra operazione a Jackson Follmann, il secondo portiere al quale è stata amputata una parte della gamba destra, mentre un altro dei sopravissuti, il giornalista Rafael Henzel, sta migliorando al punto che ha lasciato il reparto di terapia intensiva e si sta sottoponendo a una serie di controlli perché presto potrebbe tornare a Chapecò, per continuare la riabilitazione in patria. Ma con Neto nessuno ha la forza di parlare. Impossibile spiegargli che il sogno della Chapecoense è finito nel modo più tragico. Si sta formando un'altra squadra per la prossima stagione, con i nove giocatori rimasti a casa e salvatisi perché infortunati, le migliori promesse del vivaio che verranno promosse in prima squadra e i calciatori che arriveranno dalle altre squadre. C'è anche chi si è offerto a titolo gratuito, come il veterano islandese Gudjohnsen, ex Chelsea e Barcellona, mentre Ronaldinho secondo il fratello-agente Assis ci starebbe pensando. La nuova dirigenza ha già scelto Vagner Mancini come nuovo allenatore e Rui Costa, omonimo dell'ex viola, come direttore generale. È tornato a casa il preparatore fisico Marcos Chezar, che mesi fa aveva lasciato la 'Chapè per trasferirsi al Bahia, «ma ora non potevo far altro che ritornare». Intanto oggi contro l'Atletico Mineiro, per l'ultima giornata del 'Brasilerao', non si gioca. Il sogno è che un giorno possa tornare in squadra anche Neto, il difensore che ancora non sa e che non vedeva l'ora di giocare contro l'Atletico Nacional. La Coppa è stata assegnata alla Chape. ma nessuno gli chiederà mai di sollevarla.

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