Nazionale Suore, in campo per le donne 

Nazionale Suore, in campo per le donne 

La squadra del ct Buccianti anticipa la Festa dell'8 marzo, sabato a Rho il torneo "Un pallone, un sorriso". Masia (delle Glorie avversarie): "Il calcio è aggregazione"
Valeria Ancione
6 min

Torna la Nazionale Suore del ct Moreno Buccianti, un anticipo della festa della donna dell’8 marzo, nel torneo di calcio a 5 “Un pallone, un sorriso”, sabato 7 alle 15 al Centro VeriSport di Rho. La sera poi all’Eureka, le suore azzurre, non solo calciatrici ma anche cantanti e ballerine (imperdibile il riscaldamento a ritmo di musica e ballando, e mica solo Maradona!), si esibiranno in un concerto delle "Suore Bologna". Solidarietà e beneficenza sono sempre i motori che muovono queste meravigliose Sorelle che hanno trovato nel calcio una comunicazione forte, che si traduce poi in accoglienza, ascolto, abbraccio il loro impegno quotidiano. Per questa occasione la Nazionale sfiderà una formazione di ex calciatrici di calcio a 5 le "Glorie Women", ma anche qualcuna di calcio a 11, come le due ex nazionali, Gioia Masia e Daniela Di Bari, ormai legatissime alle suore calciatrici, avendo giocato al loro fianco come “fuori quota” e adesso da avversarie. Da una parte quindi la formazione di Buccianti si presenta con le suore Annika Fabbian (la capitana), Silvia Carboni, Emilia Jitaru, Tatiana Radaelli, Monica Favaro; dall’altra parte la coach Valeria Setter mette in campo una squadra con diverse ex di Serie A: Gioia Masia, Daniela Di Bari, Alessia Tarani, Francesca Lorenzetti, Priscilla Palombi, Francesca Cancellieri, Monica Cenciarelli, Sara Piraccini e Lina Marsico. Per i trascorsi in campo di queste donne, sarà una sfida tosta per le suore che pur potendo contare sulla bomber suor Emilia e sul ritorno di suor Annika, punta di diamante, non sarà per loro semplice scardinare la porta delle “Glorie” con Lorenzetti tra i pali a difenderla.

Cresce l’entusiasmo attorno agli eventi della Nazionale Suore e più cresce l’entusiasmo, più beneficenza si raccoglie, anche in questo caso l'ingresso è a offerta libera per uno spettacolo assicurato. Portavoce di questo travolgente entusiasmo è Gioia Masia, che ha fatto un po’ da anello di congiunzione tra sacro e profano. È infatti la prima ex calciatrice coinvolta da Buccianti. Masia - ex difensore, esile, tosta, testarda, determinata, tre scudetti con la Torres, sei coppe Italia e dieci anni di Nazionale - sta facendo i salti mortali per non mancare all'appuntamento, infatti dovrà lasciare la sua postazione al centro sportivo di Formello che gestisce col marito e allenatore Giampiero Serafini. «Sono disposta a partire anche di notte in pullman pur di esserci. Ma sabato sera devo rientrare di corsa, perché domenica mattina alle 7.30 si aprono i cancelli del centro! Ci tengo tanto però, sia perché ho dato la mia parola sia perché mi diverto da morire. Mi piace l’idea di poter trascorrere qualche ora con le suore in pace e tranquillità». Insomma, la fuga calcistica vale la fatica.

Cosa l’ha spinta la prima volta a rispondere alla chiamata del ct Moreno lo scorso ottobre per la sfida benefica di Foggia? «Beh, sono cresciuta all’oratorio, tra preti e suore, è un mondo che conosco e apprezzo. Ed ero molto curiosa di conoscere la Nazionale Suore. Sono rimasta affascinata da loro. Hanno un modo di vivere la vita molto particolare. Chissà, uno se le immagina sempre in preghiera, invece sono donne che hanno una gran voglia di vivere e fare cose per gli altri. Sono presenti, in mezzo alla gente, sanno avvicinare e non solo appunto con la preghiera, trasmettono un’idea di chiesa diversa da quella che uno si immagina».

Anche per loro, oltre alla raccolta fondi c’è il divertimento, però, e sono pure brave? «Si divertono, eccome. E amano il calcio. Alcune sono state calciatrici, come suor Silvia, o sono tifose sfegatate come suor Paola, quella che fa le capriole quando segna, che a Foggia usciva dal campo per seguire il suo Napoli che giocava contro l’Inter! Suor Annika è davvero forte, e suor Emilia è la bomber».

L’8 marzo è la festa della donna, qual è il messaggio per questo appuntamento del 2026 «Parliamo di sicurezza delle donne, cerchiamo di sensibilizzare ancora una volta l’uomo, di questi tempi non basta la giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne».

E le suore che donne sono? «Queste della Nazionale sono la prova che non siamo l’abito che indossiamo, né è il ruolo a rappresentarci, e che a essere unite si è più forti. Insieme proviamo a fare qualcosa, non importa se è poco, meglio poco che niente».

Il calcio ha un ruolo fondamentale in fatto di aggregazione? «È lo sport più seguito, più tifato, è un importante strumento di aggregazione e comunicazione. Le suore in questo caso dimostrano come basti un pallone per essere vicini. Io sono di parte, poi, perché il calcio è la mia vita, è stato tutto e continua a essere tutto, per le persone che ho conosciuto - amicizie e anche il marito - per le possibilità che mi ha dato. Fare sport in assoluto è un’opportunità di vita».

Oggi per le bambine è più facile giocare a calcio? «Certo, sta diventando la normalità. Io ai miei tempi dovevo quasi fingermi maschio... Il calcio è una palestra di vita, ti insegna a non mollare».

Che futuro vede per la Nazionale Suore? «Loro portano avanti con entusiasmo questa “missione", organizzano tante partite benefiche. E siccome sono delle vere trascinatrici, sono certa che avranno un ricambio, che le nuove generazioni di suore si cimenteranno nel calcio e la Nazionale crescerà, come succede per tutte le nazionali: le suore di oggi sono il traino per quelle di domani».

Parla da ct, Gioia Masia? «No, no, non mi piace allenare, non è nei miei pensieri. Certo organizzare eventi della Nazionale Suore e seguire la squadra sarebbe bellissimo». E se le strade del Signore sono infinite, tutto può succedere, anche che le Suore battano le Glorie.


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