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Serie A, dalle regole sulle rose niente svolta: gli under 21 restano in panchina

Serie A, dalle regole sulle rose niente svolta: gli under 21 restano in panchina
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Dal confronto con gli altri quattro grandi campionati europei, la A esce male: solo 10 ragazzi italiani sopra i 300 minuti disputati, in Francia sono 24. Male Juventus, Inter e Roma: in totale, hanno concesso solo 200 minuti agli under 21

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di Valerio Albensi

giovedì 19 novembre 2015 10:11

ROMA - La Serie A continua a trascurare i propri talenti. Un anno e mezzo dopo la fallimentare spedizione azzurra ai Mondiali del Brasile e a pochi mesi dall'introduzione delle nuove regole sulle rose, in Italia non è cambiato granché. I ragazzi sotto i 21 anni restano ai margini e scaldano le panchine soprattutto i giovani dei nostri vivai. Per il momento, la riforma non ha prodotto effetti significativi. Basta fare un paragone tra il campionato italiano e le altre quattro leghe europee principali. Per quanto riguarda i minuti complessivi di gioco di tutti i calciatori under 21, l'Italia è al penultimo posto: ha fatto peggio solo la Premier League inglese. Stravince la classifica la Ligue 1, con 33.758 minuti, 2.596,7 per ogni turno di campionato disputato. Seguono poi, Liga e Bundesliga. In Spagna, gli under 21 sono scesi in campo finora per 22.782 minuti (2.071 per turno), in Germania 21.464 (1.788,6 ogni giornata di campionato). L'Italia si ferma a 18.726 minuti, 1.560,5 per giornata. Chiude la massima divisione inglese con 17.848 (1.487,3 minuti per turno).

ITALIANI, CHI LI HA VISTI? - Non siamo ultimi, ed è già un motivo per accennare un sorriso, ma un altro dato frena il minimo slancio di entusiasmo. Solo dieci under 21 italiani hanno disputato più di 300 minuti dall'inizio del campionato, ultimo posto in questa speciale classifica guidata ancora una volta dalla Francia, che con 24 ragazzi potrebbe allestire un'intera rosa. Seguono poi spagnoli e tedeschi (17 calciatori) e inglesi (12). La storia è sempre la stessa: gli allenatori, pressati dall'esigenza del risultato a tutti i costi, preferiscono affidarsi ai calciatori più esperti per non rischiare e per i talenti le barriere in entrata restano. Le scelte dei club inevitabilmente si ripercuotono sulle nazionali. Martedì, nella vittoria contro la Lituania a Castel di Sangro, solo cinque giocatori schierati titolari da Di Biagio giocano con continuità in Serie A: sono Romagnoli, Grassi, Benassi, Bernardeschi e Berardi. 

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I CLUB VIRTUOSI - Tra i club della Serie A più virtuosi c'è senz'altro il Bologna, che nonostante la classifica difficile continua a dare fiducia a ragazzi di talento come Adam Masina, Amadou Diawara e Alex Ferrari. Bene anche l'Empoli (850 minuti per Piotr Zielinski, 698 per Assane Dioussé), mentre sono solo cinque i giovani impiegati oltre i 500 minuti nei club di primissima fascia: Danilo Cataldi (533) e Sergej Milinkovic-Savic della Lazio (595), Federico Bernardeschi della Fiorentina (610), Alessio Romagnoli del Milan (912) e Elseid Hysaj del Napoli (1061).

MALISSIMO ROMA, JUVE E INTER - Non c'è invece spazio per gli under 21, sia italiani sia stranieri, nella Juventus, nella Roma e nell'Inter. Ne sa qualcosa uno dei giovani più promettenti del nostro calcio, Daniele Rugani, ancora fermo a zero presenze in campionato con la maglia bianconera. In tutto, i tre club hanno concesso solo 200 i minuti di gioco ai ragazzi. E, a sorpresa, il più impiegato è Kingsley Coman con 65 minuti, un ragazzo che è stato però ceduto al Bayern Monaco.

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LA NORMATIVA - La stagione 2015-16 si era aperta con una ventata di ottimismo, grazie soprattutto alle importanti novità introdotte dalla riforma del tetto alle rose delle società approvata lo scorso novembre dal Consiglio federale della Figc. Le nuove norme prevedono il limite di 25 calciatori in organico, di cui quattro cresciuti in Italia e quattro cresciuti nel vivaio del club per il quale sono tesserati; è inoltre previsto il libero tesseramento degli Under 21. I club si sono adeguati per evitare sanzioni, ma la svolta è ancora lontana, segno che forse da sola la riforma non basta.

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