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Roma, parla Monchi: «Spalletti? Non so se resterà. Mi piace Luis Enrique»

Roma, parla Monchi: «Spalletti? Non so se resterà. Mi piace Luis Enrique»
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L'ormai ex direttore sportivo del Siviglia pensa già da romanista: «Dopo il derby tracceremo una linea». E il figlio gli scrive: «Scusami papà»

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martedì 4 aprile 2017 09:32

ROMA - «Del mio futuro parleremo dopo il derby», ha detto Luciano Spalletti ieri alla vigilia della semifinale di ritorno di Coppa Italia in cui la Roma proverà a ribaltare il 2-0 incassato dalla Lazio all'andata.

Ma ad anticipare in qualche modo il tecnico ci ha pensato Monchi, che dopo aver dato il suo addio al Siviglia parla già da direttore sportivo 'in pectore' del club di Trigoria: «Dopo il derby tracceremo una linea e parleremo anche del mio contratto - ha detto Ramon Rodriguez Verdejo al 'El Partitazo de Cope' -. Futuro? Quando troverò un accordo con un nuovo club lo farò sapere. La Roma è lì, ci sono stati dei contatti, ma non è ancora chiuso. Li ho incontrati a Londra e il problema è che si è venuto a sapere. Luis Enrique? Sarei cieco a dire che non mi piace, i risultati sportivi sono eccezionali e non so se Spalletti resterà, non ho approfondito così tanto con la società». Insomma, tra derby e mercato non resta che aspettare poche ore per vedere delineate le strade che la Roma intraprenderà nell'immediato futuro.

ROMA, MONCHI SALUTA IL SIVIGLIA (VIDEO)

LA COMMOVENTE LETTERA DEL FIGLIO - Nel frattempo Monchi ha ricevuto una lettera particolare, quella del figlio Alejandro che ha affidato alle pagine del SFC Periódico (organo ufficiale del Siviglia) i suoi sentimenti dopo la notizia dell'addio di suo padre al club andaluso.

«Sì, perdonami papà - ha scritto Alejandro -. So che ti chiederai il perché ed è per qualcosa di tanto semplice ma forze senza troppo senso, ma sento di dovertelo dire. Ho questa vena 'sevillista' che ho ereditato da te. Questo amore per dei colori che tu mi hai insegnato ad amare fin da piccolo... Per tutti questi motivi non ho saputo come reagire quando, per la prima volta, che ne avevi abbastanza. La stanchezza ti ha vinto e posso dire che ancora non ne capisco i motivi. Però prima che il direttore sportivvo del club che amo sei mio padre. Ho ripassato mentalmente per mille volte ogni parola che ci hai detto quella sera a casa e ho ottenuto la risposta: io devo essere il pilsastro solido a cui appoggiarti quando ti abbandonano le forze. Non mi si cancella dagli occhi alcuna immagine di te che mi cerchi in tribuna dopo ogni conquista per celebrarla con me, con tuo figlio, un trionfo dopo l'altro. So che ora dovrò aspettare per abbracciarti dopo ogni gol del Siviglia».

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