Lazio, Fabiani lancia segnali a Sarri: a fine stagione la resa dei conti

Lazio, Fabiani lancia segnali a Sarri: a fine stagione la resa dei conti

Il direttore sportivo biancoceleste vorrebbe continuare con l'allenatore, ma il futuro è incerto
Daniele Rindone
4 min
ROMA - "Il presidente sono io, gli altri sono dipendenti". "L’allenatore sono io e decido io". Sono alcuni degli ultimi botta-e-risposta tra Lotito e Sarri. Si beccano come comari, ma faccia a faccia fanno finta di nulla. E’ successo anche dopo Lazio-Sassuolo. Allenatore e presidente a parlare pacificamente della partita, senza quel rimpallo di responsabilità che dura da mesi e di cui siamo tutti spettatori, senza rinfacciarsi le frecciate che si sono lanciati ripetutamente attraverso conferenze stampa (sia Lotito che Sarri) o con i fuorionda al telefono (Lotito). Niente di più e meglio racconta e spiega la doppiezza astuta che usano entrambi rinviando la resa dei conti a giugno. "I rapporti belli sono anche quelli conflittuali, la conflittualità li mantiene in vita. Questo modo di manifestare che abbiamo noi e Sarri è come un rapporto teso a migliorare, a spronare. La vogliamo chiamare critica costruttiva? Chiamiamola così", l’invito del diesse Fabiani in un’intervista concessa a Sky. Con savoir-faire ha trattato il caso Lotito-Sarri, prova sempre a contenere gli eccessi pittoreschi di entrambi per la ragion di Stato. Fabiani stempera, ridimensiona i casi che esplodono, addirittura azzarda la previsione che il matrimonio continui: "Nulla di nuovo sotto il sole, se non che il sarrismo è anche questo. Andiamo poi sui fatti concreti e oggettivi. Con Sarri abbiamo stipulato un contratto che prevedeva due anni più uno di opzione e abbiamo addirittura tolto quell’opzione sia a lui che allo staff proprio perché crediamo nel progetto. Questo nuovo percorso l’abbiamo iniziato con lui e vorremmo finirlo con lui".  

Gli scenari futuri

Siamo a marzo e da qui a fine maggio la Lazio si giocherà l’accesso in finale di Coppa Italia e una conclusione dignitosa del campionato. Poi si ragionerà sul futuro. Sarri ne aveva parlato dopo il Sassuolo: "Il futuro? Non lo so. Per essere all’altezza della storia della Lazio questa rosa va rinforzata". Parole che tutti avevano riferito al futuro di Mau, la domanda posta in tv era chiara, contemplava una risposta personale. Il tecnico in conferenza ha precisato di riferirsi alla squadra e non alla sua situazione contrattuale. 

Il contratto

Lotito e Sarri non se le sono mandate a dire, il matrimonio bis è stato tempestoso da subito. La convivenza è diventata reciproca intolleranza per quanto si voglia far passare un concetto diverso. Ballano altri due anni di contratto e le incognite sul futuro non sono cessate. Il 31 marzo sarà effettuata una nuova fotografia dei conti, le manovre di mercato dipenderanno dall’esito dei controlli. Non c’è il rischio del mercato chiuso, l’unico è il saldo zero: cessioni per acquisti. Ma in fin dei conti, con il mercato libero, la Lazio ha lavorato come se fosse a saldo zero, vendendo e comprando. La collegialità di mercato, che Sarri pensava di avere garantita, è stata esclusa con i fatti a gennaio. Mau dopo il Sassuolo ha detto anche "ero rimasto per i laziali, ora non so perché sono rimasto". Che lui e Lotito possano andare avanti confliggendo è poco credibile. Ma al di là di Sarri il vero problema di questi ultimi anni è che la Lazio nel futuro non ci è mai andata. 

 

 

 


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