Napoli, Spalletti è il ponte proiettato sul futuro

Napoli, Spalletti è il ponte proiettato sul futuro© Getty Images
Antonio Giordano
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Una porta che si apre e un portone che va chiuso, perché gli spifferi - si sa - producono anche effetti nocivi. In un’estate che sa di tutto e però anche di niente, il Napoli s’accorge che qualcosa sta cambiando in se stesso, nella sua storia più recente: le stagioni cominciano e finiscono, fatalmente, contro l’anagrafe non si può litigare e adesso che è tramontata la belle époque, nella quale Insigne & Mertens hanno avuto un ruolo centrale, un’altra ne va costruita.  

Senza voler soffocare quella vena romantica e forse un po’ nostalgica ch’è ingrediente del calcio, il Napoli si sta affacciando nel suo futuro, deve costruirselo cominciando a spazzare via dall’atmosfera quel venticello avvelenato che s’avverte, ha il dovere di riavvicinarsi alla propria gente con trasparenza e la lungimiranza ch’è servita per vivere dieci anni (dieci anni, eh!) dentro il proprio progetto e poi deve consegnare a Luciano Spalletti un ambiente sano in cui continuare a seminare il proprio calcio. C’è un ponte, e non è certo invisibile, che collega il Napoli dei sogni vissuti a quelli da disegnarsi, e Spalletti è la garanzia tecnica e pure umana sulla quale adagiarsi: in un anno - il primo a costo zero - con un mercato necessariamente privo di investimenti, al di là della ragionevole amarezza per il finale, c’è finito dentro la riconquista della Champions League, economicamente l’aspetto più rilevante, e però anche la definizione d’un mood a lungo esaltante, ispirato da un calcio moderno e sfacciato, da una personalità persino esagerata, da una autorevolezza che è andata sgonfiandosi per varie implicazioni e pure - evidentemente - per umanissimi errori.  

Ma Spalletti è stata la certezza, ha cancellato la narrazione sul proprio carattere, ha rimosso quegli spigoli che hanno arricchito il romanzo sul suo percorso tra Roma e la Milano nerazzurra, ha accarezzato Insigne fino al giorno dell’addio, ha avuto un ruolo tecnico eppure carismatico. Il suo Napoli sta germogliando seguendo la natura stessa di una società che alle spalle non ha né un mecenate e né un fondo, è il figlio di un tempo nuovo - lo sta dicendo il mercato stesso e la crisi strisciante del calcio - però parte dall’alto del terzo posto, dal vissuto del club e del suo allenatore. Dicono che l’unione rappresenti sempre una forza.

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