Roma: Pellegrini, il destino del 10 e l’investitura di Totti

È Lorenzo il naturale erede della maglia dei grandi capitani giallorossi: il prossimo step della sua carriera
Roma: Pellegrini, il destino del 10 e l’investitura di Totti
5 min
Roberto Maida

ROMA - L’ investitura è datata, almeno quanto il talento. La tentazione autorizzata invece è nuova: Lorenzo Pellegrini riflette, onorato, sull’assist ideale che gli ha fornito Totti, cioè ereditare la maglia più sacra, la Dieci, che nessuno ha più indossato nella Roma dopo il Gran Ritiro. Non è un’ipotesi all’ordine del giorno, perché Pellegrini dentro alla sua 7 si sente comodo, ricordando anche i versi del poeta romanista De Gregori. Ma la stima che Totti gli ha ribadito, anche due giorni fa, è un’indicazione che vale per il futuro: quando vuoi, Lorenzo, sei tu l’uomo giusto per tramandare la responsabilità di un grande capitano della Roma. Pellegrini con il numero 10 ha già assaggiato la Nazionale, dimostrando pure ai più scettici di essere un calciatore irrinunciabile nel nuovo corso azzurro, adesso è tenuto a riflettere sulla prospettiva casalinga, «perché è giusto che un bambino cresciuto con il sogno di giocare nella Roma possa un giorno indossare la maglia numero 10».

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Roma, Totti e Dybala: l'indiscrezione

Totti l’aveva promessa a Dybala, per convincerlo a raggiungere Mourinho, ma si è sentito rispondere dal collega che nessuno lo aveva mai veramente cercato, a Trigoria e dintorni. A questo punto nulla osta, almeno in teoria, perché il simbolo passi sulla schiena di Pellegrini. Lui non ha mai preteso di essere accostato a Totti, avendo una certa coscienza, ma al tempo stesso ha completato il percorso di maturazione calcistica e caratteriale per meritarne il lascito. Come Di Bartolomei, come Giannini. Anche loro erano romani, anche loro erano romanisti, anche loro erano Dieci dentro. Lorenzo da Cinecittà si è innamorato della stessa carriera quando faceva il raccattapalle all’Olimpico, con la tutina giallorossa addosso e lo sguardo adorante verso Totti, che di lì a pochi anni sarebbe diventato suo compagno di squadra. C’è una foto bellissima, ancora in giro per il web, che ferma per sempre questo momento. Non è mai esistito per Pellegrini un altro cammino possibile, non perché tutte le strade portano a Roma ma perché tutti i romanisti vogliono giocare nella Roma. Non a caso, quando si è formato al Sassuolo, diede mandato ai procuratori di creare le premesse per il ritorno, anche rinunciando a ingaggi più remunerativi.

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Roma, Pellegrini e quelle similitudini con Totti

Questo però non significa che Pellegrini si accontenti di dormire a casa o di uno stipendio gratificante, ottenuto grazie al recente rinnovo di contratto. Pellegrini è un giovane uomo che fissa obiettivi di crescita costanti. E concreti. La sera prima della finale di Tirana, quando un intero popolo percepiva l’emozione di un titolo atteso 14 anni, ragionava già sugli step successivi: «Se vinceremo, festeggeremo la coppa come è giusto che sia. Ma dal giorno dopo penseremo alla prossima sfida, al prossimo trofeo». La Conference League, sollevata orgogliosamente da capitano, doveva essere solo la prima tappa di un tour di vittorie. Sostenuto senza riserve sin dal primo giorno da Mourinho, che varò in suo onore una frase mai pronunciata per un calciatore («se avessi tre Pellegrini, li farei giocare tutti e tre»), Lorenzo ha intanto acquisito una visibilità internazionale che ne sta arricchendo l’immagine. E il conto in banca, come conferma l’accordo ufficializzato ieri con uno stilista spagnolo, Paco Rabanne. Abituato a dividere i tifosi, che in un passato non troppo lontano l’hanno fischiato, Pellegrini ha saputo unire attorno a sé squadra, società e pubblico con una stagione pazzesca: con 14 reti tra campionato e coppe - uno fondamentale, nella semifinale di andata contro il Leicester - si è meritato il ruolo di trascinatore, senza perdere la sensibilità che gli ha suggerito, ad esempio, di inviare un videomessaggio a Fabio Ridolfi, il tifoso che ha scelto di morire dopo 18 anni di assurda sofferenza. In questa genuina umanità, oltre che per l’amore incondizionato per la Roma, Pellegrini ricorda molto Totti. Nessuno meglio di lui ha acquisito il diritto, e anche l’onere, di indossare la sua maglia.

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