Nainggolan, intervista esclusiva: "Lukaku, Roma, Mourinho: vi dico tutto"

Ex compagno in nazionale, ma anche amico e romanista dentro. Il Ninja è da ascoltare
7 min
Jacopo Aliprandi

ROMA - "Romelu mi ha chiamato poco fa, ma non ho risposto perché stavo pranzando. Lo sentirò più tardi, tanto lui sa che se vuole chiedermi qualche consiglio su Roma con me può stare più che tranquillo". Radja Nainggolan scherza sul suo passato nella Capitale, bello ma anche turbolento, soprattutto nel finale. È amico fraterno di Lukaku, si conoscono da sempre. Per questo è doppiamente contento del suo sbarco a Roma, una città e una squadra che ancora frequenta. Lo abbiamo cercato per ottenere qualcosa di più e di diverso su Big Rom, episodi, aneddoti, confidenze. Ma il Ninja si è preso subito la scena: "Io sarei ancora importantissimo per la Roma".

L'intervista a Nainggolan

Ha visto lo spettacolo dei settemila tifosi a Ciampino?

"Sì, l’ho seguito ed è stato emozionante. Però ti posso dire una cosa? Se domani tornassi ci sarebbero ancora più tifosi di quanti ne ho visti a Ciampino martedì".

Il suo rapporto con i romanisti è ancora speciale.

"Sì, ma io parlo di campo. Sono ancora forte, solo che purtroppo i club guardano troppo l’età che per me invece è soltanto un numero. Io sto benissimo. Il giorno che non riuscirò più a correre come prima mi metterò da parte da solo. Mi sento ancora forte, e non è ancora l’ora di chiudere la carriera".

Il centrocampo della Roma avrebbe bisogno di un giocatore alla Nainggolan. Renato Sanches, per certi versi, la ricorda.

"Sì, è vero, anche se adesso si gioca un altro calcio. Ed è un’altra Roma, ha un modo di giocare diverso rispetto alla mia. Se prendi i centrocampisti individualmente sono anche bravi, il problema è trovare il giusto mix. Quindi assemblare il reparto e farli amalgamare rispettando le caratteristiche di ognuno".

Questo manca alla Roma?

"Aouar è un buon giocatore, ma può giocare con gli altri compagni? Il mio centrocampo, all’epoca, era interscambiabile. Pjanic, Nainggolan, Strootman, Keita, De Rossi: chiunque giocasse si adattava a chi era in campo. Dobbiamo capire se questi riusciranno a legare tecnicamente e tatticamente" .

Quindi lei vorrebbe tornare in Italia?

"Sì, ma io costo troppo per queste squadre (ride). Di certo posso ancora dare tanto a una big. Non solo in campo".

Anche fuori?

"Sì, ma lascia stare quello che facevo in passato, all’extra calcio, quelle sono cazzate. Io parlo di spogliatoio, per l’uomo che sono e i miei valori sono sicuro che potrei essere importante per il gruppo. Anche per i giovani. Ma non sono il tipo che si offre, sono le squadre che mi devono scegliere. Però quando vedo la Roma…".

Che succede?

"Mi sale la cattiveria. Mi spiego. Da quando ho lasciato la Roma vedo sempre la squadra ballare tra il quinto e il settimo posto, e questo mi fa stare male. Anzi, mi dà quel veleno che avevo dentro quando scendevo in campo con quella maglia. Per me rimane una piazza che deve sempre stare tra le prime quattro. Lo dico oggi, lo dirò domani e pure tra dieci anni. Speriamo che con un bomber da venti gol sicuri possa finalmente tornare a giocare la Champions".

Quindi ora parliamo di Lukaku?

"Ora sì, e ti dico che sono davvero felice che sia alla Roma. Quindi che abbiamo condiviso - in tempi diversi - anche la maglia giallorossa. È stato un colpo importante per il club".

Anche costoso per un prestito secco di un anno, viste le difficoltà della società.

"Ma le difficoltà le ha sempre avute. Però prima vendeva bene e comprava bene, per questo ogni anno in passato la Roma riusciva a fare comunque risultati positivi. Adesso è più difficile trovare giocatori forti quando la squadra non è in Champions, ma quando arrivano giocatori alla Dybala, alla Lukaku, i tifosi devono festeggiare".

Romelu cosa può aggiungere?

"Ha la mentalità vincente, del grandissimo giocatore. Del professionista. Io lo conosco benissimo, è un ragazzo perbene che dà tutto per la squadra. Non crea problemi, è concentrato sul gruppo e sull’obiettivo ventiquattro ore al giorno. E lui è felicissimo di questa sfida".

Sentendolo nell’ultimo periodo, tra le varie trattative che lo coinvolgevano, cosa si sente di dire alla piazza giallorossa?

"Ricordatevi che se Romelu si sente amato dà sempre qualcosa in più. Ha bisogno di avvertire l’intensità del legame con l’ambiente, con la piazza, con i tifosi. Se percepisce il feeling, in campo arriverà a dare oltre il massimo. Per questo penso che Roma sia la piazza perfetta, è uno degli attaccanti più forti degli ultimi anni".

Rilanciarsi, ha detto.

"Sì, perché alcuni problemi ci sono stati la scorsa stagione. Romelu vorrà anche mettersi in mostra perché ha avuto un po’ di difficoltà all’Inter e si è lasciato male".

Serve il vero Lukaku perché alla squadra di Mou mancano i gol.

"Ma non solo. Serviva una punta che pesasse sulla difesa avversaria. La Roma non crea sempre venti occasioni a partita, aveva bisogno di un giocatore che sfruttasse un’unica palla gol e adesso l’ha trovato... Mi ha detto che durante l’estate ha lavorato sodo. È chiaro che lui si inventa i gol, sfrutta le palle che gli arrivano, ma ha bisogno anche un po’ di tempo per adattarsi. L’importante è non criticarlo come alcuni tifosi fecero con Dzeko".

Tra Lukaku e l’Inter non è finita bene.

"Facile giudicare senza sapere bene i fatti. Io non so la verità, quindi preferisco non parlarne. Invece qui in Italia è sempre la stessa storia: chiacchierano, sentono, parlano… Poi la verità nessuno la sa. Non mi piace quello che fin qui si è detto sulla vicenda e neanche quello che dicono sulla Roma".

Cioè?

"Che è andato alla Roma perché non aveva altre offerte, perché non c’era nessuno che lo voleva. A parte che nessuno lo sa, ma se anche fosse? Il calcio è così e non ci sarebbe niente di male. Anzi, ti dirò di più: si divertirà di più in una piazza come Roma che in altre piazze un po’ noiose… Roma gli darà tanto e lui darà tantissimo ai tifosi".

Beh, di certo lei sarà contento che non sia andato alla Juventus visto il suo rapporto con i bianconeri.

"Certo. La Juve è una grande società, ha vinto nove scudetti di fila, ma la cosa più bella è sempre battere quelli più forti. È stata una sfida personale quella di lottare contro di loro, non sempre ho vinto ma li ho messi in difficoltà. Andare alla Juventus sapendo che avrebbe vinto lo scudetto equivaleva a essere solamente un numero della squadra. Io invece preferisco essere un protagonista. Sono contento che Romelu non sia andato alla Juventus e che abbia scelto la Roma. Di meglio Mou non poteva trovare. Così come Romelu: vivere questa stagione alla Roma, da protagonista, gli farà vivere una seconda giovinezza. Anzi, adesso lo chiamo e glielo dico".


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti