Qui per questo
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Qui per questo. Cristiano è sceso a Torino per dare finalmente alla Juve la coppa dell’ossessione, è costato centinaia di milioni, formidabile e spiazzante sforzo extra-budget di Agnelli, e per il momento sta assolvendo magnificamente il compito. Cristiano il Salvatore ha una sensibilità al gol - sono centoventisei in Europa - che è complicato descrivere a parole. Può risolverla in cinque, dieci minuti ma può anche assentarsi per un tempo intero, come nel primo di ieri, poi all’improvviso riappare, scambia con il compagno che trova, in questo caso Cancelo, gli suggerisce la chiusura del triangolo e con puntualità svizzera (sembra più svizzero che portoghese) si fa trovare all’appuntamento col pallone di ritorno: e allora gli basta un tuff o con i tempi perfetti per cambiare il senso e la storia della partita, almeno temporaneamente.

Temporaneamente, poiché quando l’avversario è l’invidiabilissimo Ajax di ten Hag può succedere, ed è successo, che il pari arrivi nei minuti iniziali della ripresa col brasiliano Neres, capace di sfruttare spazi liberi, vuoti tattici e fesserie (di Cancelo, che ribadisco è un’ala o un quinto a destra).

Guardavo Ajax-Juve e ogni tanto davo un’occhiata golosa a Manchester-Barcellona e mi sembrava di assistere alla stessa partita, all’identico confronto di mentalità: Juve e Manchester che aspettavano e ripartivano, Ajax e Barcellona che dominavano il gioco, stop e gioco, stop e gioco, stop e gioco; un palleggio tecnico a ritmi non elevatissimi ma percorsi da sussulti improvvisi, quello di olandesi e catalani, transizioni perfette, una dimostrazione di cultura tattica che arriva da lontano, dalle origini; corto l’Ajax e corto il Barcellona, sempre pronti a portare molti uomini nella metacampo opposta.

La differenza tra le due partite non l’ha fatta l’autogol iniziale di Shaw all’Old Trafford, l’hanno fatta Ronaldo e l’organizzazione difensiva di Allegri ad Amsterdam; Allegri che era peraltro privo di Chiellini e Emre Can, e non dimentico la straordinaria prestazione del tedesco nella gara di ritorno con l’Atletico. Uno a uno in trasferta è un risultato prezioso, soprattutto dopo aver visto il secondo tempo (Douglas Costa prima, no?), e questa Juve non è il Real di Solari: è molto altro. Oggi prevale comunque l’ammirazione per il calcio mostrato da Tadic, che a trent’anni cuce gioco come non mai, Neres, Ziyech e De Jong. Uno a uno per la Juve.


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