Rivoluzione napoletana in Champions per restare al comando

Prima i Rangers, poi il Sassuolo e il Liverpool: serve una squadra sempre brillante e autorevole. Dopo aver già centrato gli ottavi, l’altro obiettivo è chiudere in testa al girone
Rivoluzione napoletana in Champions per restare al comando© LAPRESSE
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Antonio Giordano
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CASTEL VOLTURNO -  Non è un pensiero omologato, è la necessità che stuzzica l’ingegno: il calcio è cambiato, da un bel po’, e Luciano Spalletti ha deciso di restare se stesso, gattopardescamente. Oltre la Pineta, in quell’orizzonte sparso che mette in pace con se stessi, spingendosi al di là di Capri e di Ischia, ondeggiando con la fantasia, c’è la Storia che sta sfilando nel venticello lieve: c’è un primo posto da opzionare, non solo altri due milioni e ottocentomila euro che regala una vittoria; e c’è una pallina, quella dei sorteggi per gli ottavi da orientare. Ci vogliono gambe e braccia per non lasciare che l’acido lattico rischi di risucchiarti, di strapparti un’imprecazione alla luna, ma bisogna rinnovarsi - o rinfrescarsi - e stavolta sì, stavolta Spalletti lo fa, dà una scossa alle sue tendenze, «maschera» la rivoluzione nel sistema, lascia che sia ancora 4-3-3 e però che si possa almeno avere un minimo di leggerezza in più: ad Anfield, martedì prossimo, non si ritroverà semplicemente il fascino della Kop, però per non sentirsi mai soli ma dolcemente in compagnia di una classifica che metta al riparo da quell’onda travolgente, sarà preferibile arrivarci tonici. Sei cambi tutti assieme li aveva fatti solo una volta, contro il Lecce, pure quel giorno si stava giusto in mezzo a due appuntamenti complessi - la Fiorentina prima e la Lazio dopo - e qualcosa fu indispensabile inventarsi: e adesso che c’è un calendario simile, strappi un foglio (lo 0-1 all’Olimpico con la Roma) e ce n’è già un altro nuovo, i Rangers, è giusto dare uno sguardo a quello che verrà, al Sassuolo sabato, al Liverpool martedì, a questi saliscendi tra treni ad altissima velocità e charter che volano come solo il Napoli delle undici vittorie, delle sue quarantatré reti, del suo dominio in campionato in Champions. 

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Come te

Lo raccontano le statistiche, che hanno un valore, eh: come il Napoli non c’è nessuno che sappia dettar legge, per quel che vale, in Patria e in Europa, e poi aggiungendoci pure un po’ di cipria, che fa Grande Bellezza. Ma si viaggia troppo, si accumulano tossine, si sta nel mezzo d’un tour de force che va affrontato con giudizio e Spalletti sceglie di rimescolare un po’ il Napoli, per ritrovarselo imponente e autorevole come piace a lui: due difensori, un centrocampista e il tridente azzerato e ricostruito sono la mossa per sfuggire a quest’ennesimo «agguato» al quale in quarantamila o poco meno cercheranno di sottrarsi, perché è l’unione che fa la forza e il «Maradona» sta lì, pronto a soffiare alle spalle, perché la fiamma non si spenga, anzi.

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Hombre vertical

La regina se ne va in giro con la braccia spalancate per farsi accarezzare dalla brezzolina di quei dodici punti, sintesi di un en plein da mille e una notte: ma resta ancora un po’ di lavoro di fare, contro i Rangers di Glasgow, e la Roma ha succhiato sangue e idee e il Sassuolo promette di fare altrettanto. Spalletti ritocca il suo Napoli, lo riempie di novità che poi tali non sono, perché Elmas ormai è di casa, e Politano è il saggio della compagnia e Mario Rui è diventato da un bel po’ il professore e Simeone-Raspadori sono l’all-in lanciato sul tavolo del mercato, quando ormai fu necessario completare il puzzle: solo Ostigard, racconta il bignami stagionale, ha meno confidenze con il gruppo (98') ma sono dettagli.

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Bingo

Dato che qualcosa è stato fatto, dodici punti, manca un altro piccolo sforzo: Spalletti lo ha chiesto, in pratica, a chi ha avuto meno spazio, meno minuti ma mai minor considerazione e dentro questo capolavoro chiamato Napoli c’è poi pure la forza d’un gruppo ch’è rappresentata dalla frase-cult di Simeone. «Quando non gioco, me lo godo». Al fianco di Spalletti, che certe cose può solo pensarle ma mai dirle. Ecco perché il Gattopardo scende in campo: 4-3-3, sei volti nuovi ma sempre calcio-spettacolo. E’ la Champions, baby. 

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