L’Arsenal, i calci d’angolo e il pensiero a quel racconto di Mihajlovic

Leggi il commento alla specialità della casa dei Gunners, vittoriosi a San Siro: il gol da corner
Alberto Polverosi
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Se l’Arsenal è primo in Premier con sette punti più del Manchester City e dell’Aston Villa e primo in Champions a punteggio pieno, la ragione è evidente: in questo momento nessuno in Europa ha la stessa fame, la stessa rabbia, la stessa forza atletica, la stessa organizzazione e lo stesso accanimento atletico. A San Siro ha vinto la partita più complicata di questa prima fase di torneo, qui ha trovato un avversario tosto, difficile da piegare. L’Inter ha perso, ma a lungo ha giocato alla pari dei Gunners, confermando la sua eccellente condizione e la sua natura europea. Certo, questa storia che le prende sempre, o quasi sempre, con le grandi comincia a dar fastidio davvero, anche se Chivu finora ha svicolato. In campionato ha perso contro Juventus, Napoli (che poi ha pareggiato a San Siro) e Milan, in Europa ha lasciato i tre punti all’Atletico Madrid, al Liverpool e ora all’Arsenal, dopo aver battuto facilmente Ajax, Slavia Praga, Union Saint-Gilloise e Qairat. Qualcosa non quadra. E poi quest’ultima sconfitta la spinge fuori, per adesso, dalle prime otto della classifica. Si giocherà tutto all’ultima giornata a Dortmund.

La storia di Mihajlovic

L’Arsenal ha vinto con la specialità della casa, il calcio d’angolo. Ci è venuta in mente una storia che Sinisa Mihajlovic raccontava sorridendo. «All’inizio degli anni Novanta, quando l’arbitro fischiava una punizione qualche metro fuori area per noi della Stella Rossa, al Marakana tutti i tifosi si abbracciavano». Perché sapevano che c’era lui, Sinisa, specialista delle punizioni, con quel sinistro capace di trasformarle in calci di rigore. Probabilmente è quanto succede di solito all’Emirates ed è quanto è successo ieri sera a San Siro nello spicchio riservato ai tifosi dell’Arsenal quando il guardalinee ha puntato la bandierina proprio lì, sul corner. Al terzo calcio d’angolo del primo tempo, i Gunners hanno segnato con Gabriel Jesus: era il diciannovesimo gol di questa stagione realizzato con quella specialità. È un dato incredibile. E l’aspetto ancora più assurdo è che tutte le avversarie dell’Arsenal, pur essendo ampiamente a conoscenza di questa caratteristica, non riescono a porci rimedio. Nemmeno l’Inter che pure sa come sfruttare i calci d’angolo e come difendersene.
È stata una partita vera, da Champions, che a questi livelli offre un calcio sconosciuto a noi italiani. O meglio, solo l’Inter può restare in piedi, fino a un certo punto, in confronti del genere. L’Arsenal era già qualificato agli ottavi, ma era come se giocasse la finale a Milano, è partito per sbranare subito i nerazzurri, ha segnato dopo dieci minuti, ma poi l’Inter ha ricambiato con la stessa moneta, un’aggressività che faceva paura, tradotta in un recupero-palla immediato. Ha pareggiato presto con Sucic e anche dopo aver preso il secondo gol ha creato altre buone occasioni per riagguantare l’Arsenal.
Quando Chivu, nel finale, ha cercato rabbiosamente di riprendere il risultato e ha messo dentro la terza punta, Bonny, insieme a Thuram ed Esposito, i Gunners hanno chiuso il conto in contropiede con Gyökeres, che poco prima aveva preso il posto di Gabriel Jesus, autore della doppietta. Due centravanti diversi ma ugualmente micidiali. Questo per dire della ricchezza del club. Nemmeno l’Inter appartiene al proletariato pallonaro d’Europa, anzi, ma la differenza c’è e ieri si è visto.


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