Bufera mondiale sul rigore di Brahim Diaz: i cazzotti dietro la porta, il sospetto di accordo, le lacrime e il sangue

Nella finale di Coppa d'Africa è successo di tutto. Il ct del Marocco: "Vergognoso quello che è accaduto, i ritardi hanno fatto perdere la concentrazione al giocatore". Ma in tanti pensano l'abbia fatto apposta e arriva la condanna di Infantino
Chiara Zucchelli
7 min

La verità, forse, la sa soltanto lui. E chissà se mai la racconterà, ammesso che Brahim Diaz, oggi al Real Madrid ma ex Milan, riesca a farsene una ragione. Il rigore sbagliato all'ultimo secondo della finale di Coppa d'Africa ha scatenato una bufera Mondiale. Perché il Marocco giocava in casa e, se quel pallone fosse entrato, dopo mezzo secolo avrebbe vinto la coppa a cui gli africani tengono di più. E perché da un giocatore della sua classe, oltre che della sua esperienza, nessuno - o quasi - si aspettava un rigore così brutto. Un cucchiaio calciato malissimo, debole e fiacco, direttamente tra le braccia del portiere. Tanto che in molti hanno pensato, e pensano ancora, che lo abbia fatto apposta. "Ha sacrificato se stesso per salvare la coppa d'Africa", si legge da più parti. Il presidente Fifa Infantino, attonito per quanto stava accando in campo, lo ha poi consolato, o almeno ci ha provato, quando gli ha consegnato la scarpa d'oro del torneo, ma non è servito a nulla. Brahim Diaz era un fantasma, gli occhi lucidi tra lacrime e pioggia, sguardo perso nel vuoto. Già, ma perché? Occorre fare un passo indietro.

Cosa è successo tra Senegal e Marocco: i sospetti di accordo

Andiamo con ordine: la finale tra Senegal e Marocco è abbastanza equilibrata, anche se Mané e compagni tirano e corrono un po' di più. Il Marocco, però, vuole a tutti i costi la coppa in casa, a Rabat, come dimostra il romanista El Aynaoui che resta in campo con una vistosa fasciatura alla testa da cui un secondo sì e l'altro pure esce sangue. Al 90' l'arbitro annulla un gol regolare al Senegal. Il disastro al minuto 99, a un passo dai supplementari: il signor Ndala (Congo) concede un rigore quantomeno dubbio alla squadra di Regragui. Il Senegal torna negli spogliatoi per protesta dopo diversi minuti di tensione in campo. Succede di tutto: cazzotti dietro la porta, tifosi che entrano in campo, risse, sedie che volano, cinture pure, aste delle bandiere usate a mo di spranga. Sadio Mané, giocatore di infinito talento e altrettanta personalità, non sa che fare: non vuole che la squadra si ritiri, va contro il suo stesso ct, chiede consiglio a Claude Leroy, istituzione del calcio africano, che lo invita a convincere i compagni a giocare. Ci sono in ballo reputazione, credibilità  e Mondiale. Mané si prende la responsabilità e richiama gli altri giocatori in campo per far tirare il rigore a Brahim Diaz. Il marocchino bacia il pallone, la tensione è alle stelle ma quando si presenta sul dischetto pensa bene di far partire un pallonetto lento che Mendy blocca facilmente. Da lì cambia la partita: finiscono i tempi regolamentari e poco dopo l'inizio dei supplementari arriva la rete decisiva di Pape Gueye. Sembra una sceneggiatura, ma c'è un ma... Perché le telecamere inquadrano Brahim Diaz parlare con ct e compagni con la mano davanti alla bocca e iniziano i sospetti: avrebbe stretto un accordo con Mané per far rientrare il Senegal, sbagliare il rigore apposta e giocarsi finale e coppa onestamente ai supplementari. Vero? In molti lo pensano, anche se le parole del ct del Marocco fanno pensare altro: "L'immagine che abbiamo dato dell'Africa è un po' vergognosa. Quando un allenatore chiede ai suoi giocatori di lasciare il campo... Ciò che ha fatto Pape Thiaw stasera non rende onore all'Africa. Non è di classe, ma è campione africano, quindi ha il diritto di dire quello che vuole. Di sicuro tutto quello che è accaduto ha fatto perdere la concentrazione a Brahim Diaz".

Senegal-Marocco, la dura condanna di Infantino

La finale di Coppa d'Africa ha ovviamente fatto il giro del mondo. Sangue, pugni, lacrime, risse, rigori sbagliati, sospetti: impossibile che non fosse così. Il presidente Fifa Gianni Infantino, giustamente, condanna però quanto accaduto a Rabat: "Congratulazioni al Senegal per aver conquistato il titolo di campione d'Africa e aver vinto la finale della Coppa d'Africa contro il Marocco a Rabat. I miei migliori auguri anche ad Abdoulaye Fall, presidente della Federcalcio senegalese, e a tutti coloro che hanno contribuito a questo successo. Complimenti anche al Marocco per il fantastico torneo disputato, sia come finalista che come eccezionale ospite. I miei sinceri ringraziamenti a Sua Maestà il Re Mohammed VI per il suo costante sostegno al calcio e a Fouzi Lekjaa, presidente della Federcalcio reale marocchina e membro del Consiglio della FIFA, per la sua leadership e il suo impegno a favore di questo sport. Purtroppo, abbiamo anche assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti: condanniamo fermamente il comportamento di alcuni “tifosi”, nonché di alcuni giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo e, allo stesso modo, la violenza non può essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto. Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle Regole del Gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l'essenza stessa del calcio. È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo. Le brutte scene a cui abbiamo assistito devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio".

 

 

 


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