Lotito, che fastidio!
«Non rispondo mai al telefono. Ho sempre la sensazione che ci sarà qualcuno dall’altra parte». Dall’altra parte di Claudio Lotito c’è spesso un tifoso che, titillandone l’egotismo, gli tende il trappolone. Per questo motivo il Senatore dovrebbe prendere esempio da Fred Couples, l’autore della battuta: gli effetti delle sue risposte sono degli autogol clamorosi sul piano della comunicazione, dell’immagine, del rispetto del prossimo e della Lazio.
So perfettamente che Lotito se ne fotte bellamente degli altri, non li considera, ci passa sopra. E non solo perché è troppo concentrato su sé stesso, ma perché si ama.
Si piace come nessuno.
Ama il suono della propria voce, la sua logorrea da Satta Flores scoliano, il suo umorismo di grana grossa, la sua dialettica monca in cui uno, lui, ha sempre ragione e gli altri, tutti gli altri, hanno sempre torto.
Nella sua bulimia di spiegare il mondo a modo suo, pensa ancora di essere nel 2004. Continua a specchiarsi e, anche se gli inciampi hanno lasciato qualche segno, si sente ancora saldamente al comando e naturalmente si piace moltissimo.
È un’illusione ottica perché, come dimostra il desolante colpo d’occhio dell’Olimpico, Lotito non piace più agli altri. A tutti gli altri. E si ha la sensazione che la linea rossa, nel campo della cosa più importante tra le meno importanti, sia stata superata da un pezzo.
C’è però una storia, anche aziendale, da salvare. E un contegno da tenere. Un’apparenza che diventa sostanza.
Quando insulta, insinua, ammicca, bastona, motteggia al centro esatto del vulcano in eruzione della sua esperienza presidenzial-ambientale e del suo mezzo preferito, il telefono, il presidente di una squadra dovrebbe quantomeno pensare al danno che procura alla società. Che non si chiama Claudio Lotito, ma SS Lazio e da molto prima che lui decidesse di venire al mondo. Perché è stato lui a decidere dove, come e quando nascere. E perché.
E quando arringa e sentenzia «se Sarri se la vuole comprare, lo facesse. Il bravo allenatore è quello che fa giocare bene i giocatori che ha. Altrimenti non è bravo», quando riesce a offendere l’allenatore che ha strapagato per coprire il blocco del mercato, quando si riscopre un po’ agente Fifa e un po’ Alex Ferguson: «Noslin è un buon giocatore, l’ho pagato ben 20 milioni, lo fa giocare? No. Belahyane l’ho pagato 14 milioni, e mi pare che abbia giocato bene. Lo fa giocare? No. Castellanos non giocava e ci hanno dato 30 milioni. Guendouzi era perfetto nella mediana a due, Sarri l’ha fatto giocare a tre e lui si è rotto le scatole ed è voluto andare via. Al suo posto è arrivato Taylor, non è un ridimensionamento. Przyborek non l’ha mai fatto giocare. Maldini l’ho preso per fare l’esterno d’attacco e lui lo mette centravanti. Dia piace a tutti, lo vendo a 18 milioni e risolvo il problema: com’è che i nostri calciatori piacciono a tutti meno che a Sarri?! Il tifo sciopera? E che problema c’è?! Mica vi ho chiesto i soldi!».
Claudio Lotito danneggia la Lazio. E non lo fa - come potrebbe? - per l’illecita divulgazione delle telefonate. Lo fa perché per primo dimostra di non crederci e di tradire l’intenzione, distruggendo dall’interno il suo progetto. È un delirio luddista, un’autocombustione inconsapevole. E allora le preoccupazioni sono innumerevoli e le domande, per mere ragioni di spazio, soltanto due. Anzi, per carità di patria, al presidente Lotito una, quasi banale: se considera Sarri così scarso perché lo tiene rischiando di danneggiare il patrimonio tecnico della squadra?
L’altra, è inevitabile, va posta allo stesso Sarri: come fai Maurizio, tu che sei prima di tutto un uomo libero e soltanto dopo uno dei migliori tecnici italiani, a sopportare giudizi del genere da parte del presidente?
Una chiosa, stilistica. Non si spara mai a chi è a terra. Lotito non se ne cura e tocca il punto più basso quando dà dello scemo a Marco Baroni. L’uomo del progetto triennale. Sessantacinque punti, sei mesi da sogno prima che il sole tramontasse. Bisogna anche saper perdere e provare a non essere volgari: «Lo scorso anno eravamo primi in Europa, poi il Bodø ci ha eliminato perché quello scemo dell’allenatore ha fatto calciare il rigore a Castellanos che era infortunato». Cosa aspettarsi in fondo dal capitano di una società di cui ha questa opinione? «Prima di me, salvi due anni di Cragnotti, cosa aveva vinto la Lazio?». Forse gli ingenui siamo proprio noi.
