Roma, duemila tifosi ad Atene: che festa per il gemellaggio con il Panathinaikos

Ieri la grande serata tra le due tifoserie: abbracci, cori, condivisione, fratellanza. Un'amicizia “vecchie maniere” nel segno del rispetto reciproco
Jacopo Aliprandi
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INVIATO AD ATENE - Non è una semplice trasferta, è una dichiarazione d’amore con il timbro del passaporto. Atene chiama, Roma risponde. E lo fa alla maniera sua: con quasi duemila cuori giallorossi pronti a battere all’unisono sotto lo stesso cielo, a chilometri di distanza dall’Olimpico ma con la stessa, identica febbre addosso. Saranno 1970 i tifosi romanisti presenti sugli spalti per la sfida contro il Panathinaikos, un’invasione rumorosa, colorata, orgogliosa. Una trasferta da romanisti veri.

Non è solo calcio, non può esserlo quando di mezzo c’è un gemellaggio che trasforma la tensione in rispetto, l’attesa in condivisione. Ieri sera la grande festa tra le due tifoserie: abbracci, cori, condivisione, fratellanza. Un gemellaggio “vecchie maniere” nel segno del rispetto reciproco. 

Lo stadio sarà incandescente, bollente come solo certi catini europei sanno essere, ma dentro quel calore ci sarà anche un’atmosfera diversa, quasi da grande festa popolare. Due tifoserie legate, due mondi che si riconoscono, tra cori, sciarpe al vento e quella complicità rara che non cancella la rivalità, ma la rende più nobile. E in mezzo, la Roma. Sostenuta, spinta, accompagnata passo dopo passo da un popolo che non conosce distanze quando c’è da esserci. Perché 1970 non è un numero, è un messaggio: noi siamo qui. È il sacrificio del viaggio, è la voce che si spezza ma non si ferma, è il colore giallorosso che spunta tra il verde delle tribune ateniesi come un segno di appartenenza che non si scolorisce mai.

La partita sarà delicata, l’ambiente carico, le emozioni forti. Ma sugli spalti si giocherà un’altra sfida, silenziosa e potentissima: quella del tifo che unisce, che racconta una storia di rispetto tra curve, pur dentro novanta minuti da vivere col fiato corto. Roma e Panathinaikos, avversarie in campo, vicine sugli spalti. Un equilibrio sottile, affascinante, quasi unico nel panorama europeo.


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