Roma direttamente agli ottavi di Europa League se...: tutto su combinazioni, risultati e incroci

I giallorossi giocano contro il Panathinaikos in Grecia con la qualificazione già certa. Ma l’esito finale...
Jacopo Aliprandi

INVIATO AD ATENE - Roma con la calcolatrice in mano, ma con il destino ancora stretto nei pugni. Novanta minuti contro il Panathinaikos che pesano come macigni, perché in ballo non c’è solo una vittoria: c’è l’accesso diretto agli ottavi di Europa League, il biglietto per marzo e, soprattutto, la possibilità di evitare la trappola dei playoff di febbraio. Tradotto: o tra le prime otto, oppure dentro la centrifuga. La strada più semplice è anche la più chiara: vincere. Se i giallorossi fanno il loro dovere, salgono a 18 punti e chiudono il discorso senza dover accendere il televideo o aggiornare ossessivamente le app. Con quel bottino la qualificazione diretta sarebbe matematica, blindata, inattaccabile. Nessun incastro maligno, nessun sorpasso beffardo: Roma dentro, punto. Perché chi sta dietro o si toglie punti a vicenda o ha numeri peggiori. Insomma, vittoria uguale serenità, testa agli ottavi e niente spareggi.

Cosa succede con un pareggio

Ma siccome il calcio ama complicare le cose, ecco il capitolo pareggio. Con un “X” la Roma salirebbe a 16 punti, e lì iniziano i conti, le combinazioni, le occhiate agli altri campi. In questo scenario i giallorossi sarebbero al sicuro se almeno due tra Ferencvaros, Betis e Porto non dovessero vincere. Basta che un paio di inseguitrici frenino e la Roma resta tra le magnifiche otto. Il problema nasce se tutte e tre fanno bottino pieno: a quel punto la classifica si stringe come una fisarmonica e la Roma rischia di scivolare al 9° o addirittura al 10° posto, tradita dalla differenza reti o dai punti altrui. Il caso Porto è emblematico: parte da 14, con una vittoria salirebbe a 17 e sorpasserebbe i giallorossi fermi a 16. Una beffa aritmetica, fredda, spietata.


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Cosa succede con una sconfitta

Poi c’è lo scenario che a Trigoria nessuno vuole nemmeno pronunciare: la sconfitta. Con un ko la Roma resterebbe a 15 punti e la qualificazione diretta diventerebbe un terno al lotto. Servirebbero aiuti esterni, incroci favorevoli, quasi una preghiera laica al dio del pallone: il Porto che non vince, il Ferencvaros che perde con uno scarto peggiore. Troppi “se”, troppe variabili. E con 15 punti il destino più probabile sarebbe un piazzamento tra il 9° e il 12° posto: playoff sicuri. Da testa di serie, sì, ma sempre due partite in più, due ostacoli in più, due rischi in più in un calendario già soffocante.

Il paradosso Panathinaikos

E in tutto questo c’è il Panathinaikos, comparsa solo sulla carta ma potenziale protagonista del paradosso. I greci sono 19esimi con 11 punti, già certi dei playoff come non testa di serie. E qui il regolamento UEFA tira fuori lo scherzo del destino: se la Roma dovesse chiudere 9ª — prima delle escluse dagli ottavi — e il Panathinaikos restare 24° — ultima delle qualificate agli spareggi — le due squadre potrebbero ritrovarsi di fronte di nuovo proprio nel playoff. Una specie di deja-vu europeo, un incrocio immediato, quasi crudele. Per questo la parola d’ordine è una sola: evitare calcoli, evitare incastri, evitare fantasmi. Vincere e basta. Perché tra la Roma e gli ottavi senza passare dal purgatorio c’è solo una notte, novanta minuti, e un pallone che pesa come il destino.

 

 


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INVIATO AD ATENE - Roma con la calcolatrice in mano, ma con il destino ancora stretto nei pugni. Novanta minuti contro il Panathinaikos che pesano come macigni, perché in ballo non c’è solo una vittoria: c’è l’accesso diretto agli ottavi di Europa League, il biglietto per marzo e, soprattutto, la possibilità di evitare la trappola dei playoff di febbraio. Tradotto: o tra le prime otto, oppure dentro la centrifuga. La strada più semplice è anche la più chiara: vincere. Se i giallorossi fanno il loro dovere, salgono a 18 punti e chiudono il discorso senza dover accendere il televideo o aggiornare ossessivamente le app. Con quel bottino la qualificazione diretta sarebbe matematica, blindata, inattaccabile. Nessun incastro maligno, nessun sorpasso beffardo: Roma dentro, punto. Perché chi sta dietro o si toglie punti a vicenda o ha numeri peggiori. Insomma, vittoria uguale serenità, testa agli ottavi e niente spareggi.

Cosa succede con un pareggio

Ma siccome il calcio ama complicare le cose, ecco il capitolo pareggio. Con un “X” la Roma salirebbe a 16 punti, e lì iniziano i conti, le combinazioni, le occhiate agli altri campi. In questo scenario i giallorossi sarebbero al sicuro se almeno due tra Ferencvaros, Betis e Porto non dovessero vincere. Basta che un paio di inseguitrici frenino e la Roma resta tra le magnifiche otto. Il problema nasce se tutte e tre fanno bottino pieno: a quel punto la classifica si stringe come una fisarmonica e la Roma rischia di scivolare al 9° o addirittura al 10° posto, tradita dalla differenza reti o dai punti altrui. Il caso Porto è emblematico: parte da 14, con una vittoria salirebbe a 17 e sorpasserebbe i giallorossi fermi a 16. Una beffa aritmetica, fredda, spietata.


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