Cafu: il "Pendolino" tra Roma e Milano
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Cafu: il "Pendolino" tra Roma e Milano

Capitano della nazionale verdeoro campione del mondo 2002, primatista assoluto di presenze nella Seleçao, in Italia vinse tutto con Capello e Ancelotti  

Quando a Guadalajara, il portiere inglese Gordon Banks frustra il colpo di testa di Pelé e firma “la parata del secolo”, due nazioni trattengono il fiato. O'Rei farà addirittura autografare e incorniciare la foto di quel momento, simbolo del quarto di finale del Mondiale 1970. Qualcuno però ha fretta, quel giorno. Un'infermiera dell'Hospital Municipal da Rua Vergueiro, a Sao Paulo. Vorrebbe vedere almeno la fine della partita, dopo il gol di Jairzinho che basterà ai verdeoro per la semifinale. Ma c'è un bambino da far nascere, Marcos Evangelista de Moraes. E non smetterà di andare veloce. L'idolo di suo padre è un'ala del Fluminense, Cafuringa, e le prime quattro lettere basteranno a scrivere la storia dell'uomo e del campione che, dirà, avrebbe potuto e voluto vivere in un campo da calcio: Cafu. Al Sao Paulo, lanciato da Tele Santana, in cinque anni vince campionato (1991), due Coppe Libertadores di fila (1992, 1993) e una Coppa Intercontinentale (1993), contro il Milan, dove si chiuderà la sua esperienza italiana.

GLI ANNI A ROMA. Per un campione che ha festeggiato quel trofeo con Toninho Cerezo, che aveva già debuttato in nazionale grazie al ct Paulo Roberto Falcao, Roma non può che essere un approdo scritto nelle stelle. Una volta arrivato a Roma, nel luglio 1997, Liedholm lo paragona a Francesco Rocca. I tifosi capiscono che in giallorosso è approdato uno di quei talenti che fanno la differenza. Sembra perfetto per esaltarsi con Zeman, che lo schiera terzino nel 4-3-3. Capello però lo sposta più avanti, esterno a tutta fascia nel 3-5-2: di fatto è un attaccante aggiunto. Il “Pendolino” sulla destra è devastante. La rivista ufficiale del club nel 2001 lo associa a Ghiggia, l'uruguayano che fece piangere il Brasile nel giorno del Maracanazo, l'ultima partita del Mondiale 1950, uno dei più grandi lutti sportivi della nazione. Lo racconta come «un'ala d'altri tempi, dribbling stretto, velocità supersonica, cross al bacio». Cafu non conosce ostacoli. È il più grande terzino destro nella storia giallorossa e uno degli uomini che hanno definito l'estetica moderna del ruolo. In giallorosso ha 218 partite dal 1997 al 2003, festeggiato uno scudetto e segnato otto gol, memorabili le due prodezze del 3 ottobre 1999 contro la Fiorentina di Batistuta, due gioielli rari in qualunque stadio del mondo. Ma l'immagine che più sintetizza le sue stagioni a Roma è il triplo sombrero a Nedved in un derby. Il marchio del campione che sorride mentre scrive la storia. Il 19 ottobre 2012 entra nella Hall of Fame della Roma. «Nell’anno dello scudetto con la Roma noi giocatori andavamo in campo felici e consapevoli di quello che dovevamo fare – dice -. Abbiamo lavorato tanto per la squadra e per questo ci è stato riconosciuto un posto nella Hall of Fame di questo club. Per un brasiliano non è semplice ed è una cosa bellissima».

 
 
 
 
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- # Nasce a San Paolo nel giorno in cui il Brasile di Pelè, nonostante “la parata del secolo” di Gordon Banks, batte l'Inghilterra ai Mondiali di Messico '70. Un segno del destino per uno che scriverà la storia della sua nazionale. Sboccia con la Tricolor dove vince campionato, due Libertadores e due Intercontinentali. Festeggia quest'ultimo trofeo insieme a Toninho Cerezo dopo aver debuttato in verdeoro chiamato dal ct Falcao: Roma è un approdo scritto nelle stelle. Arriva nella Capitale nel '97 ed entra subito nel cuore dei tifosi che per il suo incedere avanti e indietro sulla fascia lo chiamano il “Pendolino”. Sei stagioni fantastiche e lo scudetto del 2001 lo porteranno a entrare a far parte della Hall of Fame del club. A 33 anni passa al Milan: in molti pensano che possa giocare poco, si sbagliano. La corsia destra è il suo territorio e lui, con il sorriso che lo contraddistingue da sempre, continua fare su e giù sulla fascia. Lascia il calcio il 18 maggio 2008 dopo aver vinto tutto con i rossoneri. Con la Seleçao brasiliana raggiunge un record incredibile: è l'unico giocatore della storia ad aver disputato tre finale dei Mondiali consecutive (1994, 1998, 2002), nell'ultima delle quali alza la coppa da capitano. Con 142 partite giocate è primatista di presenze con il Brasile. Oggi facciamo gli auguri per i suoi 49 anni a Marcos Evangelista de Moraes, per tutti, semplicemente, Cafu. #amodonostro#ilcuoio#cafu#happybirthday#buoncompleanno#felizaniversario#asroma#acmilan#seleçãobrasileira#brasil#brazil#worldcup#legend#story#seriea#serieatim#asroma1927#asr#roma#milan#milano#acmilan1899#amazing#happy#pendolino#saopaulo#futbol#futebol

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AL MILAN. Nell'estate del 2003, Cafu ha già un pre-contratto con i giapponesi degli Yokohama Merinos. Ma la titubanza della famiglia e l'offerta del Milan lo convincono a rimanere in Italia. Il brasiliano rimborsa i nipponici, che già gli hanno mandato dei soldi, e accetta il Milan che pure lo pagherebbe meno. Molti pensano che avrebbe giocato poco, ma parte alla grande. Non è in rossonero per passeggiare, e lo capisce subito anche Carlo Ancelotti. Resta titolare per tre anni e mezzo, c'è anche nella notte di Istanbul contro il Liverpool. In una lunga intervista a Four Four Two, conferma che davvero, avanti 3-0 all'intervallo, il Milan ha festeggiato. «Avevamo segnato tre gol al Liverpool, che è una delle squadre tatticamente più intelligenti che abbia mai affrontato. Ci siamo rilassati, abbiamo pensato che quello fosse il nostro giorno. Quando hanno segnato i primi due gol, abbiamo subito il colpo. Quando hanno pareggiato non ci potevamo credere».

Non è titolare, invece, per la rivincita del 2007: la calma e l'esperienza, quel giorno, faranno la differenza. Il 16 dicembre 2007 gioca gli ultimi minuti della finale di Coppa del mondo per club contro il Boca Juniors, che il Milan vince 4-2. Saluta il calcio a fine anno, contro l'Udinese, con l'ultimo gol da professionista.

IL BRASILE. È proprio in Coppa del Mondo che Cafu ha raggiunto uno standard ancora ineguagliabile. È l'unico giocatore nella storia del calcio ad aver giocato tre finali di fila. Entra per Jorginho a Pasadena, contro l'Italia nel 1994, nella prima sfida per il titolo mondiale decisa ai rigori. Non tira dal dischetto, ed è meglio così, racconta a Four Four Two. «Perfino Diana Ross, che ne sbagliò memorabilmente uno durante durante la cerimonia inaugurale, li calciava meglio di me». È uno dei primi a soccorrere Ronaldo prima della finale di Saint-Denis del 1998: è ancora convinto che il Fenomeno non avrebbe dovuto giocare. Nel 2002, in Giappone e Corea, è il capitano della nazionale. È lui ad alzare la coppa dopo il 2-0 alla Germania. La sua principale preoccupazione, al momento della premiazione, è per il podio, tutto di vetro. Cafu ha ancora le scarpe coi tacchetti che potrebbe romperlo in mondovisione. Fortunatamente, non succede. Ha vinto anche due volte la Copa America (1997 e 1999). È ancora il primatista di presenze in verdeoro, 142 partite tra il 1990 e il 2006. Sempre a tutta velocità.

 

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