Sbatti il nostro in prima pagina: lettera aperta (con scuse) a Gnonto

Sbatti il nostro in prima pagina: lettera aperta (con scuse) a Gnonto© Getty Images
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Ivan Zazzaroni
TagsItaliaGnonto

Caro Wilfried, dobbiamo chiederti scusa. Scusaci, se ti abbiamo sbattuto subito in prima pagina (“Tutti su Gnonto”) dopo aver ripetuto per mesi - proprio su questo giornale - che ci saremmo trattenuti, non tanto per tentare di moralizzare il mondo del pallone (fatica sprecata) quanto per imporre a noi stessi una nuova morale. C’eravamo insomma ripromessi di evitare il classico percorso di creazione e distruzione del talentino con cui - come vedi - non abbiamo ancora smesso di fare i conti: in altre parole, la pratica fin troppo abusata e elementare della trasformazione di un giovane da semisconosciuto a fenomeno dopo le prime belle cose in campionato o, come nei casi tuo e di Zaniolo, in Nazionale. Da zero a mille, you know?

Mi sa che ci hanno fregato la depressione generata dalla sconfitta con l’Argentina e la necessità di recuperare immediatamente un minimo di entusiasmo (sottrattoci proprio dalla Svizzera nella quale ti sei affermato) sventolando una nuova bandiera. Anche l’attuale scenario di mercato ci ha messo del suo.  

Hai soltanto diciotto anni, Wil, e per esprimere le tue capacità hai dovuto lasciare l’Italia, non ti è mancato il coraggio che altri non hanno avuto: ti sei meritato il diritto di crescere senza pressioni “dopate”.  

Mi hanno spiegato che sei un ragazzo solido e strutturato e che le dinamiche del calcio professionistico le hai ben presenti. Curiosamente, proprio in questi giorni sto leggendo l’autobiografia di Martin Bengtsson, il talento sedicenne che nel 2004 passò all’Inter dall’Orebro: era considerato l’ottavo giovane più promettente del momento, ma si arrese proprio alle pressioni di un mondo in cui l’unico valore era (è) il successo al punto da abbandonarlo per sempre. Ho visto anche il film sulla sua vita girato da Ronnie Sandahl: piacevole ancorché disarmante. Venerdì incontrerò Martin a Capri e credo che parleremo anche di te e di tanti come te. Ragazzi dotati, nati per il calcio, condannati a domarne gli eccessi pur di riuscire ad arrivare.  

Vedi, Wil, mentre provo a raccontarti - anche un po’ pentito di non averlo fatto prima, quando un sognatore a occhi aperti mi parlò di te - mi vien voglia non di alleggerire ma addirittura rafforzare quel titolo di “prima” ricorrendo - ma si usa ancora solo per misfatti a - un “corpo di mille bombe”. Sulla pagina sportiva, se Dio vuole, rappresenta solo un sogno che aspira a realizzarsi, e ne ha le prove. Basta ritrovarti trionfante su YouTube, cantato da telecronisti stranieri che con accenti spericolati ti accompagnano nelle fughe più emozionanti. Immagini, non parole. Un diploma di laurea.  

E adesso, avanti Wil, ma con giudizio. Anche nostro, possibilmente.


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