Italia: poca tattica, molto orgoglio

A Zenica contro la Bosnia c'è in palio un biglietto per i Mondiali. Il gioco? Per oggi c'è da pensare solo all'America
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Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

5 min

Pubblicato il 31.03.2026, 09:17 (Aggiornato il 31.03.2026, 09:32)

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A Zenica ci aspetta un inferno, così dicono i nostri inviati. In curva e in tribuna ci saranno ottomila tifosi bosniaci che avranno un rinforzo all’esterno di altri trentamila connazionali in arrivo da ogni angolo del Paese. Sarà sicuramente così, ma se anche stavolta salteremo il Mondiale non sarà per i caldi tifosi di casa, dentro o fuori dallo stadio per fare casino. Sarebbe una scusa infantile e Gattuso non si è mai nascosto dietro a storielle del genere. Qualità a parte, il ct ha giocatori che hanno conosciuto ben altre platee e ben altri inferni, per intimorire Kean e Donnarumma, Barella e Dimarco ci vuole l’orco. E poi, come dice spesso Buffon, non s’è mai visto un tifoso che fa gol. Se non arriveremo in America sarà solo per colpa nostra. 

Più nervi che tattica

Altra considerazione sul livello della Bosnia: lasciando perdere le esultanze, ma siamo proprio sicuri che sia un avversario per noi più abbordabile del Galles? A questo proposito abbiamo dei dubbi. La Bosnia ha dei giocatori del livello dei nostri, in difesa, a centrocampo e in attacco, è il mastino che non molla l’osso, è la squadra rabbiosa che ha un sogno più grande della Bosnia stessa. Prepariamoci a una partita di nervi più che di tattica e di tecnica.  

Gattuso non cambia

Il ct non ha intenzione di cambiare, nonostante le indicazioni di Bergamo. Non cambia l’attacco, non cambia gli esterni, non cambia l’impostazione. Magari è un concetto vecchio, stantìo, ma Rino c’è affezionato: squadra che vince non si cambia. Certo, Pio Esposito ha fatto vedere a tutta Italia che ha una voglia matta di entrare nella storia della Nazionale. È in forma strepitosa, a differenza di Retegui. Pio non è solo un uomo da area di rigore, un bomber, Pio è un giocatore vero e lo abbiamo capito una volta di più proprio contro l’Irlanda. Nel primo tempo la squadra era spaccata, né Kean, né Retegui accorciavano per farsi dare la palla e trasformarsi in sponda. Giocavamo male perché, come dice un vecchio saggio come Osvaldo Bagnoli «sono le punte a far giocare bene la squadra». Quando è entrato Esposito, i suoi movimenti hanno cambiato la manovra degli azzurri, l’hanno resa più agile e più tecnica, favorendo anche gli attacchi di Kean.  Ma Gattuso sembra che abbia già deciso. Ha inventato lui la coppia di centravanti e con loro due, Kean e Retegui, andrà a battersi in Bosnia. Il ragazzone dell’Inter potrà dare una mano nella ripresa. Lo stesso discorso vale per un altro giovane, Palestra, appena debuttante in Nazionale. Molti lo invocano come il nuovo Cabrini, anche se di fascia opposta. Aspetterà anche lui in panchina perché Politano è l’usato sicuro e resta dentro.  

 

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