Baggio e quella riforma di 900 pagine per provare a cambiare il calcio: la Figc non fece nulla
ROMA - Una crisi che arriva da lontano quella del calcio azzurro, con l'Italia che per la terza volta di fila ha mancato la qualificazione alla Coppa del Mondo. Ma dei problemi del movimento se ne parla ormai da tantissimi anni e già dopo i Mondiali del 2010 in Sudafrica, con la Nazionale di Cesare Prandelli presente alla rassegna iridata ma eliminata al primo turno, i vertici della Figc andavano alla ricerca di soluzioni utili a rinverdire i fasti del passato. E fu così che, su proposta dell'allora presidente federale Giancarlo Abete e d'accordo con Renzo Ulivieri che era presidente dell'Aiac, il 4 agosto 2010 venne ufficializzata la nomina di Roberto Baggio a presidente del Settore Tecnico della Federazione.
Baggio e il progetto di riforma del calcio presentato nel 2011
Un ruolo in cui l'ex campione azzurro (Pallone d'Oro nel 1993, 27 gol e in 56 presenze con l'Italia) si impegnò con tutto sé stesso come dimostra il progetto di 900 pagine che nel novembre del 2011 presentò alla Figc. Un piano, quello del 'Divin Codino' che proponeva di intervenire prima di tutto sulla formazione dei giovani calciatori, affidandola a istruttori federali qualificati e incentrandola soprattutto sull'insegnamento della tecnica (e non solo sulla tattica). Un'attenzione particolare veniva data poi allo scouting, con l'idea di dividere la Penisola in 100 distretti calcistici da affidare ad allenatori dedicati e di creare un database multimediale (per archiviare esercitazioni, test fisici e tecnici, monitorando nel tempo lo sviluppo dei calciatori). Centralità assoluta veniva dunque data al talento (piuttosto che alla prestanza fisica), da accompagnare all'etica e ai valori in modo da creare "atleti e uomini responsabili".