Pagina 3 | "Candidati vecchi, tutto resta sempre lo stesso, un disastro". Il fallimento dell'Italia arriva fino in America: "Come un Titanic affondato tre volte"

Il caos dopo l'eliminazione contro la Bosnia è ancora vivo: un'analisi del New York Times evidenzia tutte le fragilità del nostro sistema calcio

I tormenti della Nazionale di calcio non interessano solo noi italiani ma sconfinano fino a raggiungere l’altra sponda dell’oceano. Il disastro azzurro è stato analizzato nel dettaglio da una bellissima inchiesta uscita sul sito del New York Times. Un’analisi spietata dello sciagurato stato di salute del nostro movimento che, non qualificandosi al terzo mondiale di fila, priverà la competizione al via in America senza una delle Nazionali più rappresentative. 

Le dimissioni tardive di Gravina scatenano le polemiche negli Usa

In questi giorni in tanti (troppi) hanno espresso la propria opinione fino a un weekend di Pasqua passato a riflettere sulla ricetta giusta per una resurrezione. La verità è che, come scrive il NY Times, “l’Italia è morta per i tanti peccati del suo calcio. A cominciare dalla frase dell’ex presidente Gravina che, dopo la disfatta di Zenica  aveva chiesto all'allenatore Gennaro Gattuso e al capo delegazione Gigi Buffon di rimanere al loro posto. Una scelta che negli Usa ha lasciato senza parole (“una totale disconnessione tra loro tre e il mondo esterno”). Gravina è stato percepito come un dirigente privo di scrupoli visto il precedente del 2022. “Allora non si dimise e dopo la Bosnia aveva provato a ripetersi fino alla scelta più logica accompagnata da una certa riluttanza”, scrive ancora il New York Times. 


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Bastoni non è l'unico colpevole: il New York Times ricorda il precedente del '94 

Si è analizzata poi nel dettaglio l’espulsione di Bastoni, la causa principale dell’eliminazione azzurra dal Mondiale per molti addetti ai lavori. Dall’altra parte del mondo non la pensano così: “Squadre italiane più forti, come quella del 1994 contro la Norvegia, sono riuscite a vincere anche dopo un'espulsione. Il problema di Bastoni non è il rosso in Bosnia ma l’esultanza dopo l’espulsione di Kalulu nel Derby d'Italia. Quel gesto ha ambiato l’atmosfera intorno a lui che è paragonabile a quella che si creò intorno a David Beckham dopo Inghilterra-Argentina ai Mondiali del 1998, quando lasciò la sua squadra in dieci uomini a Saint-Étienne”.

Una soluzione possibile per i problemi del calcio italiano

Da dove si può ripartire, dunque? Tra 76 giorni si terrà un conclave per scegliere il nuovo presidente della FIGC e quindi la direzione strategica del calcio italiano. Avverrà lo stesso giorno in cui la Francia affronterà l'Iraq a Philadelphia e l'Argentina giocherà contro l'Austria ad Arlington nel Mondiale. E sarà una giornata molto dolorosa per gli azzurri. “Gli italiani vorrebbero una leggenda del calcio in un ruolo che conta, per quello si sono fatti i nomi di Del Piero e Paolo Maldini. Non sarebbe la prima volta. Demetrio Albertini è stato vicepresidente della FIGC, Roberto Baggio e Arrigo Sacchi sono stati supervisori tecnici, incaricati di definire il programma di sviluppo giovanile. Billy Costacurta ha ricoperto il ruolo di commissario con poteri speciali quando il governo è intervenuto in seguito alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali del 2017. Il caso di Baggio e del suo dossier di 900 pagine è stato oggetto di molta attenzione nell'ultima settimana. Quel piano che avrebbe dato una spinta decisiva al calcio italiano è rimasto lettera morta. Baggio attese cinque ore per presentare il documento, ottenendo poi solo 15 minuti per parlare. Pochissime persone hanno avuto il piacere di leggerlo.


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"Manovre di dirigenti anziani che sistemano le sedie del Titanic affondato tre volte"

Il dopo Gravina è un’incognita: c’è chi vorrebbe una rivoluzione totale, chi, come Allegri pensa che non tutto nel calcio italiano debba essere buttato via. Al momento, però, qualsiasi senso di continuità è, comprensibilmente, impopolare, “e la vista dello stesso gruppo di dirigenti dai capelli bianchi nei completi Armani ai vertici della FIGC difficilmente incontrerà il favore dell'opinione pubblica italiana, che guarda al sistema attuale e lo considera irrimediabilmente compromesso. Pertanto, le manovre politiche per posizionare uno di loro in una posizione di leadership sembrano opera di sommozzatori che riorganizzano le sedie a sdraio sul Titanic, affondato tre volte”.

La folle ipotesi Guardiola bocciata senza appello: "Non ci sarebbero i soldi"

Il sentimento anti-establishment è fortissimo ma l’ipotesi buttata lì senza ragionamenti di Pep Guardiola come ct azzurro è facilmente smontata dal New York Times: “Si sente dire: ‘Se un italiano può allenare il Brasile, perché un catalano non può allenare l'Italia?’ Ma la verità è che il costo è fuori portata e la FIGC non può permettersi un tecnico come Guardiola. Quindi è un'ipotesi remota, praticamente impossibile. Molto più concrete le piste che porterebbero a Conte o Roberto Mancini ma qualsiasi ipotesi potrà diventare credibile solo con l'avvicinarsi delle elezioni per il nuovo presidente della FIGC a giugno. Detto questo è improbabile che una sola persona, anche un allenatore che ha segnato un'intera generazione, possa bastare da sola a riformare un intero sistema. L’Italia è la terra di Giacomo Leopardi e Leonardo Sciascia, è il paese dove si apportano cambiamenti affinché le cose restino le stesse. Il calcio italiano si sta riformando, almeno a livello di immagine, da 16 anni. Anche se non si direbbe”.


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"Manovre di dirigenti anziani che sistemano le sedie del Titanic affondato tre volte"

Il dopo Gravina è un’incognita: c’è chi vorrebbe una rivoluzione totale, chi, come Allegri pensa che non tutto nel calcio italiano debba essere buttato via. Al momento, però, qualsiasi senso di continuità è, comprensibilmente, impopolare, “e la vista dello stesso gruppo di dirigenti dai capelli bianchi nei completi Armani ai vertici della FIGC difficilmente incontrerà il favore dell'opinione pubblica italiana, che guarda al sistema attuale e lo considera irrimediabilmente compromesso. Pertanto, le manovre politiche per posizionare uno di loro in una posizione di leadership sembrano opera di sommozzatori che riorganizzano le sedie a sdraio sul Titanic, affondato tre volte”.

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Il sentimento anti-establishment è fortissimo ma l’ipotesi buttata lì senza ragionamenti di Pep Guardiola come ct azzurro è facilmente smontata dal New York Times: “Si sente dire: ‘Se un italiano può allenare il Brasile, perché un catalano non può allenare l'Italia?’ Ma la verità è che il costo è fuori portata e la FIGC non può permettersi un tecnico come Guardiola. Quindi è un'ipotesi remota, praticamente impossibile. Molto più concrete le piste che porterebbero a Conte o Roberto Mancini ma qualsiasi ipotesi potrà diventare credibile solo con l'avvicinarsi delle elezioni per il nuovo presidente della FIGC a giugno. Detto questo è improbabile che una sola persona, anche un allenatore che ha segnato un'intera generazione, possa bastare da sola a riformare un intero sistema. L’Italia è la terra di Giacomo Leopardi e Leonardo Sciascia, è il paese dove si apportano cambiamenti affinché le cose restino le stesse. Il calcio italiano si sta riformando, almeno a livello di immagine, da 16 anni. Anche se non si direbbe”.


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