Processo Morte Maradona, le immagini dell’autopsia sconvolgono l’aula e la figlia si sente male© Getty Images

Processo Morte Maradona, le immagini dell’autopsia sconvolgono l’aula e la figlia si sente male

Prosegue al tribunale di San Isidro il secondo processo per la morte del campione argentino: la figlia Gianinna ha insultato il chirurgo, poi si è sentita male e l'udienza è stata sospesa
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Dal 14 aprile, in Argentina, è in corso il secondo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Il primo procedimento era stato annullato dopo lo scandalo che aveva travolto l’ex giudice Julieta Makintach, accusata di aver preso parte a un documentario dedicato al caso mentre presiedeva il tribunale. A guidare il nuovo dibattimento sono ora i giudici Alberto Gaig, Alberto Ortolani e Pablo Rolón del Tribunale Penale Orale n. 7 di San Isidro. Finora il processo ha superato dieci udienze senza nuovi incidenti istituzionali, pur restando segnato da momenti di forte tensione e continui colpi di scena. In questa seconda fase la strategia della difesa ha assunto un peso maggiore. I pubblici ministeri Cosme Iribarren e Patricio Ferrari, infatti, avevano già esposto gran parte dell’impianto accusatorio durante il procedimento poi dichiarato nullo, perdendo così l’effetto sorpresa. Sullo sfondo resta però il quadro emerso fin dalle prime udienze: quello di un uomo lasciato progressivamente solo, privo delle cure e della protezione che il suo stato di salute avrebbe richiesto.

Ultime notizie sul processo sulla morte di Maradona

L’udienza del 4 maggio ha rappresentato uno dei momenti più delicati del processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Le testimonianze degli esperti forensi hanno infatti delineato un quadro clinico drammatico, sostenendo che il campione argentino non sarebbe morto improvvisamente, ma dopo una lunga agonia durata fino a dodici ore. Secondo i medici legali, El Pibe de Oro presentava un grave edema generalizzato, cirrosi epatica e danni renali. Gli esami avrebbero inoltre evidenziato coaguli nelle cavità cardiache, considerati il segno di un progressivo cedimento cardiaco avvenuto nel tempo. Particolarmente pesante anche la deposizione del dottor Mario Schiter, storico medico che seguì Maradona durante il periodo di riabilitazione a Cuba. Dopo quasi sei ore di testimonianza, Schiter ha aggravato la posizione del neurochirurgo Leopoldo Luque, affermando che spettava proprio a lui stabilire la frequenza dei controlli infermieristici durante la degenza domiciliare dell’ex calciatore. Il medico ha inoltre riferito di aver sconsigliato, insieme ad altri specialisti, il trasferimento di Maradona in una struttura privata, posizione che - secondo la sua versione - sarebbe stata ignorata sia da Luque sia dalla psichiatra Agustina Cosachov.

Il crollo in aula di Gianinna Maradona

Il momento di maggiore tensione del secondo processo sulla morte di Maradona si è consumato durante la decima udienza, quando in aula sono state mostrate le immagini dell’autopsia dell'ex calciatore. Le fotografie, esibite da Luque nel corso della sua testimonianza, hanno provocato la reazione disperata di Gianinna Maradona, scoppiata in lacrime e protagonista di un duro confronto verbale con il medico, tanto da costringere il tribunale a sospendere temporaneamente l’udienza. La tensione era già salita il giorno precedente, quando anche Verónica Ojeda, ex compagna dello sportivo e madre del suo figlio più piccolo, aveva insultato Luque in aula. Il neurochirurgo aveva infatti fatto ascoltare una registrazione audio sostenendo che si trattasse della voce di un Diego Maradona ubriaco e attribuendo implicitamente alla famiglia parte delle responsabilità legate al deterioramento delle sue condizioni. Dopo l’udienza, Gianinna ha affidato ai social tutta la propria rabbia. In una serie di messaggi pubblicati su Instagram, la figlia dell’ex attaccante ha accusato duramente Luque, definendolo "senza empatia, senza cuore e senza scrupoli". In un secondo post ha condiviso una fotografia insieme al padre, accompagnandola con una promessa: continuare a lottare fino alla fine per ottenere giustizia.


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