Kosovo per la storia, la piccola nazione sogna il Mondiale: da Muric a Zhegrova, quanta Italia!
L'altra favola balcanica è un miscuglio di radici, fughe, ritorni e figli sparsi per l’Europa. Il Kosovo sogna il suo primo Mondiale e oggi quell’America non sembra più così lontana. La vittoria rocambolesca in Slovacchia, un 4-3 che ha dato ancora più corpo alle ambizioni, ha acceso definitivamente l’entusiasmo di una nazionale giovane come Stato, ma già ricca di storie, identità e appartenenza. E dentro questo sogno c’è anche un po’ di Napoli, perché il capitano è Amir Rrahmani, infortunato, ma domani a Pristina per sostenere i suoi compagni. Più che una nazionale, il Kosovo è quasi una cartina geografica sentimentale. Dei 23 convocati, 13 sono nati all’estero e soltanto 10 in patria. Svizzera, Germania, Svezia, Croazia, anche Belgio: la mappa del Kosovo passa da lì, dai figli della diaspora e dell'emigrazione cresciuti lontano ma rimasti legati a una maglia che per molti rappresenta qualcosa di molto più profondo del semplice calcio. È una squadra costruita su due anime: quella di chi è rimasto e quella di chi è partito. E forse è proprio questo il suo punto di forza.
Kosovo, le origini venete del ct Franco Foda
Anche il ct Franco Foda è una figura che racconta bene questa idea di identità “mista”. Nato in Germania, con origini italiane da parte di padre - famiglia di Vittorio Veneto - ha sempre avuto dentro più mondi. Da calciatore e poi da allenatore ha fatto della disciplina il suo marchio, ma in Kosovo ha trovato qualcosa di diverso: una squadra da plasmare non solo tatticamente, ma anche emotivamente. È stato già ct dell’Austria a Euro 2020, ma dal 2024 è il ct di uno spogliatoio in cui convivono accenti, percorsi e scuole calcistiche differenti, uniti però da una stessa fame.
Kosovo, l'ex laziale Muriqui è il riferimento offensivo
Il cuore tecnico della squadra batte soprattutto tra attacco e trequarti. L’ex laziale, il pirata Muriqi, resta il riferimento offensivo e il volto più riconoscibile del gruppo. Accanto a lui c’è talento puro come lo juventino Zhegrova, nato in Germania ma cresciuto anche in Kosovo, giocatore capace di accendere la fantasia, ma rimasto in panchina nei 90' della semifinale contro la Slovacchia. Tra i pali, il portiere del Sassuolo Muric, in difesa il comasco Vojvoda. In mezzo, esperienza e corsa con Valon Berisha, altro figlio della diaspora, e qualità diffusa in una rosa che mescola fisicità balcanica e formazione centroeuropea.
Qualificazione al Mondiale 2026, il Kosovo ci crede
Non è un caso se il Kosovo, pur essendo una realtà ancora giovane nel calcio internazionale, abbia già costruito una sua riconoscibilità. Non ha la profondità delle grandi, ma ha entusiasmo, intensità e una motivazione speciale. Per tanti di questi ragazzi, arrivare al Mondiale significherebbe molto più che partecipare a un torneo: sarebbe il compimento di un’identità sportiva e nazionale ancora in costruzione. E allora sì, il sogno è reale. Non semplice, ma reale. Il Kosovo ci crede e si aggrappa ai 13mila di Pristina, ma anche ai suoi figli sparsi per il continente.
