Le perquisizioni in America fanno il giro del mondo, Cannavaro: "Ma erano normali..."
Un Mondiale extralarge, come l’ondata di controversie che lo sta sommergendo. Più che la prima Coppa del Mondo a 48 squadre, quello in partenza domani rischia di passare alla storia come il torneo delle polemiche. Controlli durissimi alla frontiera degli Stati Uniti, dove si stanno radunando 39 delle nazionali che parteciperanno al torneo, permessi prima concessi e poi revocati, per non parlare delle proteste che animano ormai da settimane Città del Messico, che domani alle 21 italiane sarà il palcoscenico della partita inaugurale tra i padroni di casa e il Sudafrica. Ma andiamo con ordine.
Usa ultima frontiera
Il caso dell’Iran è tra i più eclatanti. Dopo lo spostamento della sede del ritiro in Messico, a Tijuana, e l’organizzazione di trasferte lampo in vista delle partite - che si giocheranno tutte sul suolo americano - con soggiorni da 48 ore, il Team Melli - che si è visto rifiutare il visto ad alcuni membri della delegazione - ora rischia di dover fare a meno anche dei propri tifosi. La federcalcio iraniana ha denunciato gli Stati Uniti di aver ostacolato con «trattamento discriminatorio» la presenza di supporter iraniani allo stadio: «Con una mossa inaspettata la quota assegnata alla federazione calcistica iraniana è stata revocata e, nelle circostanze attuali, la federazione non è in grado di fornire nemmeno un singolo biglietto ai tifosi della nazionale». Nel frattempo si è attivata la Fifa per cercare di trovare una soluzione. Sono molti i tifosi che hanno lamentato la concessione e poi la revoca dell’Esta, il permesso di ingresso negli Usa, da quelli marocchini a quelli scozzesi, che già avevano sostenuto tutte le spese per il viaggio. Problemi al confine anche per la stella dell’Iraq Aymen Hussein, fermato dalla polizia di frontiera a Chicago e trattenuto per sette ore in una stanza dell’aeroporto, separato dal resto della squadra e senza telefono, per un lungo interrogatorio. Hussein è un simbolo in Iraq: suo padre è morto nel 2008 combattendo contro Al-Qaeda e suo fratello fu ucciso dall’Isis. Anche il fotografo ufficiale dell’Iraq, Talal Salah, è stato respinto all’aeroporto e trattenuto per circa 12 ore. Grazie ai social hanno fatto il giro del mondo i video dei controlli alle delegazioni di Uzbekistan e Senegal su suolo statunitense, con perquisizioni minuziose nei confronti di giocatori e staff. Una procedura prevista dal protocollo, come spiega il ct Cannavaro, ispezionato con metal detector e cani antidroga all’arrivo del bus dell’Uzbekistan a New York: «Si trattava di un controllo normale, ormai si fa in qualsiasi aeroporto. In America si fa direttamente sulla pista». Prova a spegnere le polemiche anche la federcalcio senegalese: «Il video riguarda i controlli agli imbarchi a Raleigh per accedere direttamente all’aereo senza passare per la zona d’imbarco».
Il Messico e i problemi
I problemi non riguardano solo gli Stati Uniti ma anche il Messico, da settimane acceso dalle proteste di insegnanti, magistrati, ambientalisti e familiari delle oltre 130 mila persone scomparse nel Paese che continuano a manifestare contro il governo di Claudia Sheinbaum. In serata, migliaia di manifestanti hanno bloccato gli accessi all’Azteca, sede della partita inaugurale. Per domani, giorno di Messico-Sudafrica, è stata annunciata una manfestazione pacifica ma il governo teme infiltrazioni violente e ha rafforzato la sicurezza: «Faremo in modo che la cerimonia di apertura si svolga pacificamente e serenamente», ha promesso la presidente. In Canada? Fino a qui tutto bene.
