Dopo Ancelotti e Montella tocca a Cannavaro: l’Uzbekistan è l’ultimo asso dell’orgoglio italiano

Sarà proprio la nazionale dell'ex capitano azzurro a chiudere il programma della prima giornata dei Mondiali 2026: nella notte italiana la sfida con la Colombia
Alberto Polverosi
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Finora nel Mondiale delle Americhe l’unico italiano che ha avuto successo non sedeva in panchina, ma era in piedi davanti a un microfono ed ha (in)cantato lo stadio Azteca di Città del Messico. Con l’inno “DNA”, Andrea Bocelli ha preso più applausi di Carlo Ancelotti e di Vincenzo Montella, il primo fermato dal Marocco, il secondo battuto dall’Australia. Ora però ci giochiamo l’ultima carta, l’ultimo pezzo di orgoglio italico, un nostro campione del Mondo, un nostro Pallone d’Oro (dopo di lui, il diluvio), quel mastino di Fabio Cannavaro che debutta da commissario tecnico nel Mondiale 2026.

È l'ora di Fabio Cannavaro: il suo Uzbekistan debutta ai Mondiali 2026

Sa di cosa si tratta e la federcalcio dell’Uzbekistan lo ha scelto per questo. Lo ha scelto anche per quell’uscita arrogante dall’area di rigore del Westfalstadion, che portò l’Italia alla finale di Berlino. Ricordiamo tutti il passaggio di Pirlo, con la testa girata dall’altra parte, a Grosso, ricordiamo il gol di Grosso, il lancio di Totti per Gilardino, il tocco di Gilardino per Del Piero e il gol di Del Piero, ma ancora prima di questi pezzi d’arte tecnica la mente di noi italiani torna a quella scena da napoletano vero, da “guappo”, Fabio che balza più alto di tutti per respingere di testa un cross dei tedeschi, che non si accontenta di aver risolto un problema ed esce inseguendo il pallone col petto in fuori, come per dire a Podolski “ragazzo, scansati, passa il prossimo Pallone d’Oro”, che consegna la palla a Totti e poi la festa, Gilardino, Del Piero, due a zero, tutti a Berlino. Ma come si fa a dimenticare una scena del genere? Il petto in fuori di Cannavaro resta ancora oggi la rappresentazione più autentica del calcio italiano.

Sono passati vent’anni e di giocatori così non ne abbiamo più. Ora fanno i ct all’estero, lui, Ancelotti e Montella, tutti ex azzurri. Sono nelle Americhe per farci respirare ancora un po’ di Mondiale, nonostante la nostra terza assenza. Ci restituiscono un pezzetto d’orgoglio, anche se l’inizio non è stato dei più entusiasmanti. Carletto era il grande favorito e ora invece deve risistemare un po’ il Brasile, l’Aeroplanino contava sulla qualità di Calhanoglu, Arda Güler e Yildiz e invece deve già cominciare a fare i conti per qualificarsi. Adesso tocca a Fabio Cannavaro. Pochi puntano sul passaggio dell’Uzbekistan ai sedicesimi, ma visto quanto sta succedendo in queste prime giornate, con la partenza a mille all’ora delle piccole, qualche speranza c’è, magari con un buon terzo posto.

Uzbekistan in campo nella notte italiana

Comincerà alle 4 del mattino italiano a Città del Messico, contro la Colombia. E lui di colombiani ne ha conosciuto uno indimenticabile per quanto era forte in campo e folle fuori. Faustino Asprilla al Tardini era un idolo, ma chissà se Cannavaro gli ha chiesto notizie sulla sua nazionale, conoscendolo avrà temuto qualche informazione fasulla. Il girone ha un padrone sicuro, il Portogallo, però l’altra avversaria è il Congo contro cui l’Uzbekistan chiuderà il girone il 28 giugno ad Atlanta. E’ quella la partita che potrebbe portare Fabio e la sua squadra anche oltre il girone iniziale. In ogni caso gli resterà un rimpianto, non poter incrociare in America il suo amico Gattuso. Quel giorno sì che avremmo sbandierato il nostro orgoglio e da Viareggio sarebbe arrivato un abbraccio grande così.

 


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