Le età di Diego e Leo

L'eterno (ormai) confronto tra i due marziani: leggi il commento del Direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
4 min

Messi batte certamente Cristiano Ronaldo, ma non ottiene la vittoria all’unanimità nella sfida con Maradona.

Dal 2006 in avanti non c’è stato Mondiale che non ci abbia messo nella condizione di confrontare i due marziani della storia del calcio. In assenza di oggettività, che non può derivare soltanto dai risultati, sono giunto a una conclusione, la più elementare ma anche la più realistica, questa: se hai dieci anni, rispondi Messi; se ne hai venti, fai lo stesso; se ne hai trenta, Messi è sempre davanti. Anche se ne hai 40 preferisci di solito Leo.

Ma dai cinquanta in su, ovvero se hai avuto la fortuna, il privilegio di vedere più volte Maradona in tv o ancor meglio dal vivo, se ne hai seguito l’intera traiettoria tecnica, non puoi che rispondere Diego con tanto di forever.

Perché lui era altro, procurava emozioni al livello più alto.

Diego non era solo visione tra linee, gestomagico, punizioni che sfidavano buonsenso e leggi della statica. Diego era battaglia, Diego era tempesta, Diego era retorica, rabbia, amore, robinhoodismo, Sudamerica, Malvinas, polizia, mignotte, cocaina, Kusturica, Fidel, ascese, cadute. Diego era stato il re e poi aveva fatto entrare i proci quando non c’era più nessuna città da difendere, nessun ponte levatoio da abbassare, nessuna cura di sé stesso, ormai nudo, indifeso, ridotto a inseguire il solo ricordo.

Messi, nel bene e nel male, non potrà mai esserlo. Messi è un romanzo di formazione, è Jack London, Diego è Bukowski. Anche per questo, e non solo per questo, Diego è altro. È altro per chi sventola il primato generazionale (pensate che c’è anche chi non ha mai potuto vedere all’opera Alfredo Di Stefano e per fare il figo lo considera addirittura più forte e completo dei due fenomeni) e per chi addirittura discetta di Pelé, un filmato di cinque minuti su YouTube, quando va bene, nel mondo in cui per farsi un’opinione ed esprimerla, in fondo vale tutto, ma esagerare vale un po’ di più.

Maradona e Messi sono comunque la prova che nel calcio esistono altre forme di vita.


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