La legge del campo

Leggi il commento dell'avvocato e esperto di giustizia sportiva dopo la revoca della squalifica dello statunitense Balogun e la sconfitta degli Stati Uniti contro il Belgio ai Mondiali 2026
 
Mattia Grassani
Mattia Grassani

4 min

Pubblicato il 08.07.2026, 10:33

L'inaccettabile, pericolosissima, sospensione della squalifica inflitta a Balogun non ha prodotto il risultato sperato da chi ha ordito un piano tanto infelice quanto inopportuno. Impiegato come titolare dal primo minuto, l’attaccante statunitense ha disputato una partita anonima e la nazionale a stelle e strisce è stata eliminata, con risultato schiacciante, dal non certo (per lo meno fin qui) irresistibile Belgio. Ma cosa sarebbe accaduto qualora l’esito dell’incontro avesse sorriso ai Pochettino’s boys? Meglio non pensarci, tali e tanti sarebbero stati gli scenari di conflittualità diffusa ed inarrestabile correlati al superamento del turno degli Usa. Ricorsi di urgenza, istanze di blocco dei quarti di finale, diffide e richieste risarcitorie miliardarie avrebbero generato un effetto boomerang senza precedenti, intossicando la fase più cool della competizione.

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Fuori dai Mondiali i beneficiari della distorta e arbitraria applicazione dell'ormai famoso articolo 27

Fuori dai Mondiali i beneficiari della distorta e arbitraria applicazione dell’ormai famoso art. 27 del Codice disciplinare, resta, purtroppo, e passerà alla storia (negativa) l’improvvida e surreale pronuncia assunta dalla Commissione di giustizia Fifa. Già, ma quale giustizia può operare in questo modo, e, soprattutto, risultare ed essere percepita dalla collettività come credibile, laddove l’esercizio di un potere discrezionale, previsto quale mera facoltà avente natura eccezionale, peraltro mai applicato in tale sede, prevale, anzi travolge, il dato normativo, granitico ed incontestabile?

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La regola esiste da sempre, calpestato uno dei fondamentali del gioco del pallone

La regola esiste da sempre, ed è automatica: all’espulsione diretta in corso di gara consegue lo stop, necessitato, di almeno 1 turno, da scontare nella partita immediatamente successiva all’infrazione. Almeno significa, ed ha significato, da quando esistono i cartellini, che l’organismo competente a valutare il referto arbitrale è titolato a confermare la misura sanzionatoria minima o ad inasprirla. Ogni differente soluzione che comporti il congelamento, il differimento, la messa alla prova del calciatore responsabile della violazione calpesta uno dei fondamentali del gioco del pallone.

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In archivio il maldestro tentativo di far prevalere lo show businnes

Quello a cui abbiamo assistito, quindi, passa agli archivi come un maldestro, speriamo irripetibile, tentativo di far prevalere lo show business sulla genuinità ed i valori più profondi di uno sport che non può essere violentato e considerato, principalmente se non esclusivamente, generatore di ricavi, fatturato, audience e sponsorizzazioni.

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Aggiungo un’ultima considerazione: se il Balogun di turno avesse militato nella formazione di Capo Verde o in quella di Curaçao, crediamo, forse, che l’esito della domanda di grazia sarebbe stato il medesimo? Il calcio è soprattutto sentimento, intuito, fantasia, passione e poche, semplici, regole, piacciano o meno, queste ultime. Solo rispettando le regole, il Mondiale può provare a restituire credibilità all’evento più atteso, e seguito, del pianeta.

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