Flop Turchia al Mondiale, Montella rischia l’esonero: i retroscena di un processo già iniziato
Il processo a Vincenzo Montella è appena iniziato. Attualmente fra tifosi e giornalisti, con il tratto comune della scelta di non schierare un attaccante fisico contro Australia e Paraguay. Da capire se anche la Federazione si unirà al plotone d'esecuzione oppure se sceglierà la linea della continuità. Perché il tecnico ha deciso di non annunciare dimissioni, ma di volere continuare a lavorare ripartendo dai giovani, per arrivare più preparato alle prossime manifestazioni. Il calcio turco difficilmente perdona chi sbaglia - alle volte esonera anche chi vince - ma ha ancora due anni di contratto e un'ultima, inutile partita contro gli Stati Uniti da giocare.
Le istantanee
C'è solo l'imbarazzo nello scegliere la diapositiva del fallimento della Turchia. Ci può essere il gol di Galarza, dopo 64 secondi dall'inizio della partita, una palla scagliata all'angolino dove Cakir non può proprio arrivare. Oppure la faccia di Demiral quando salta in mezzo all'area di rigore e gira fuori di qualche centimetro, con Gill che può solo affidarsi alla preghiera pagana. Il pianto di Muldur ripensando al trentacinquesimo, con l'imperioso colpo di testa che prima incrocia la traversa e poi il palo. L'imboccare lo spogliatoio di Kokcu - rimasto in panchina per ottantasei minuti - scuotendo il capo. Il «chiediamo scusa al popolo turco, siamo tutti dispiaciuti» di Kenan Yildiz in flash. Le perdite di tempo dei sudamericani nel recupero oppure la sovrimpressione impietosa dei passaggi completati: meno di 100 per il Paraguay, quasi 600 per i turchi. I trentadue tentativi verso la porta fanno il paio con i trenta della prima gara con l'Australia. Il cittì lo aveva rivendicato: «Noi abbiamo fatto 30 tiri contro l’Australia, il Portogallo favorito contro il Congo ha fatto un solo tiro».
Nessun gol segnato
Inevitabilmente lo squillo di Galarza, un fulmine a ciel sereno quando il motore era ancora freddo, ha indirizzato la partita. Il Paraguay non ha mai preso due gol nelle diciotto partite di qualificazione, ne ha subiti quattro contro gli Stati Uniti e forse si è capito il perché. Invece è un mistero insondabile come una squadra con tanto talento come la Turchia non abbia creato sostanziali occasioni con il palleggio, visto che la sfera volava e i più pericolosi sono stati i difensori. Gli avversari, dopo l'1-0 quasi insperato, hanno difeso con le unghie e con i denti, senza soffrire particolarmente almeno fino al rosso comminato ad Almiron: il dieci si copre la bocca con la mano per non farsi leggere il labiale e dopo il precedente Prestianni-Vinicius l'arbitro salvadoregno Ivan Barton non può esimersi dal mostrare il cartellino più scuro, lasciando i Guaranì in dieci contro undici.
Le valigie pronte
Cambia qualcosa? Assolutamente no. Il Paraguay si compatta, la Turchia cerca di pescare il jolly facendosi prendere dalla frenesia. Il risultato non si modifica ed è già ora di tornare a casa. «Il destino non è stato dalla nostra parte - ha spiegato lo stesso Montella nel dopo partita - parlare di avere un centravanti o no è riduttivo. Non è andata, mi dispiace tantissimo. Oggi al quarantesimo gli USA vincevano uno a zero senza avere mai tirato. Se uno mi spiega se c'è una logica nel calcio sono pronto a imparare. Il calcio non sempre l’ha».
