Tonali-Locatelli, separati alla crescita

Tonali-Locatelli, separati alla crescita
Ivan Zazzaroni
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Quando gli indicano giovani talenti italiani in funzione della Nazionale (Raspadori, Scamacca e Frattesi le segnalazioni più recenti) Roberto Mancini ripete sempre la stessa frase: «Sono bravi, ma devono giocare». Manuel Locatelli e Sandro Tonali, nati bravi, sono diventati convocabili (e convocati) proprio giocando con continuità, pur se attraverso percorsi particolarmente accidentati, fatti di esplosioni sorprendenti e consensi eccessivi e di rallentamenti improvvisi e conseguenti inevitabili ridimensionamenti da parte della critica.

Locatelli e Tonali sono un argomento di discussione tra i più stimolanti, quando si analizzano i “prodotti nostrani”, e alimentano le domande più scontate e naturali: chi dei due è il più forte?, e chi ha margini di crescita superiori?, in quale posizione riescono a dare il meglio?

Di recente ho avuto un divertente e insistito scambio di battute con Luigi Di Biagio e Bernardo Corradi, oggi allenatori innamorati calcisticamente dei due centrocampisti, il primo li ha anche avuti in Under 21 («li ho fatti giocare con i ‘94 e i ‘96, quattro anni sotto l’età, pensandoli in proiezione Nazionale A»). A un certo punto l’ho buttata lì: li impiegano in mezzo, ma tanto Locatelli quanto Tonali potrebbero fare cose importanti sulla trequarti sfruttando un raggio d’azione più ampio. Lo juventino ha peraltro una notevole capacità di inserimento e il gol; il milanista, preferibile per completezza (ha più corsa), è nel pieno di una maturazione tecnico-tattica che può consentirgli di aggiungere un’altra opzione a quelle che già possiede (centrale nei due, interno nei tre).

Per Di Biagio, Tonali («il prototipo del centrocampista moderno») è perfetto nel disegno a due, la sua casa. Corradi la pensa come il collega e non lo vede più avanzato («non ha il gioco spalle alla porta») ma quando ho portato l’esempio di un trequarti alla Nainggolan, qualche dubbio l’ho alimentato.

Per Pioli (così come per il nostro Polverosi) sono strepitosi in coppia e dunque autenticamente complementari: alle “carenze” dell’uno corrispondono le qualità dell’altro e viceversa. Locatelli, ad esempio, ha il lancio filtrante - nel gergo, l’imbucata - che presto potrebbe figurare anche nel catalogo di Tonali, il quale è più dinamico, oltre che inserito in un contesto tecnico-tattico (il Milan) che ne esalta le caratteristiche, può così lavorare anche sullo scarto: non me la sento di fare lo stesso discorso per Locatelli, forse sorpreso dalla qualità non elevata del centrocampo juventino: in molti suoi passaggi dominano calcoli e cautele.

Ragionando in chiave Mondiale, oltre che di campionato, Milan-Juve è anche, se non soprattutto, l’imperdibile confronto diretto tra due ragazzi ai quali tra meno di due mesi chiederemo il pass per il futuro, tanto il loro quanto quello dell’intero movimento.

PS. Le conclusioni della partita a tre? Io continuo a preferire Locatelli, anche se mi piacerebbe vederlo meno presente sulla riga del centrocampo, ovvero meno impegnato nella copertura e nella prima costruzione; Di Biagio e Corradi mi stanno convincendo che il futuro sarà di Tonali.

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