Gravina e Agnelli, il patto per il futuro del calcio

All'Allianz Stadium la tavola rotonda organizzata da Juve e Lega Pro: sul tema delle seconde squadre sono tutti concordi con fini diversi
Gravina e Agnelli, il patto per il futuro del calcio
5 min
Filippo Bonsignore
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TORINO - Seconde squadre, avanti tutta. La Juve è stata la pioniera, quattro anni fa, abbracciando immediatamente l’iniziativa; ora, con l’Italia ai margini del calcio che conta per il secondo Mondiale consecutivo, l’idea può rappresentare uno strumento utile per far rinascere il nostro movimento e far crescere i giovani che potrebbero tornare utili anche alla Nazionale. «Non c’è tempo da perdere, dobbiamo trovare le condizioni per aprire alle società che nel 2018 hanno visto con preoccupazione la nascita di questo progetto» rilancia Gabriele Gravina. La parole del presidente della Federcalcio sono ancora più significative perché arrivano durante la tavola rotonda organizzata all’Allianz Stadium dal club bianconero e dalla Lega Pro, con contributi anche di Rafa Benitez, del presidente del Marsiglia, Pablo Longoria, e del ds dell’Atletico Madrid, Andrea Berta, presente anche Filippo Fusco, primo ds della U23 juventina. Così il numero uno del calcio italiano definisce anche l’orizzonte temporale dell’azione per favorire l’adesione di altre società di serie A: «Non è più il momento della discussione ma della decisione: entro 60 giorni dobbiamo definire i termini e i criteri di accesso delle seconde squadre al campionato di serie C».

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Modifiche

Per riuscire nell’intento, servono anche delle modifiche ai contorni del progetto. «Dobbiamo capire - aggiunge Gravina - se le norme adottate nel 2018 sono ancora valide o vanno riviste, come credo». Il pensiero è rivolto alla tassa di iscrizione al campionato, pari a 1,2 milioni, e alla possibilità di utilizzo dei calciatori che giocano anche in prima squadra (il tetto massimo della presenze con i “grandi” è stato già alzato da 5 a 25). «Mi auguro che per il Consiglio Federale del 19 dicembre prossimo ci siano già delle proposte, in modo da arrivare al 31 gennaio con i termini definiti. Altrimenti non arriveremo mai a creare i presupposti di adesione, per cui diventeremmo poco credibili». Lorenzo Casini, presidente della Lega di Serie A, raccoglie la sfida: «Ci sono 3-4 club che sono pronti ad entrare con condizioni diverse. La Juve, nel bene e nel male, è un’eccezione, come anche nel calcio femminile, perché ha investito più di altri, ma se vogliamo allargare le partecipazioni i criteri attuali vanno rivisti». «Abbiamo bisogno di disponibilità a discutere - riflette il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli -. Alcune modifiche sono state già fatte, ora possiamo ragionare sulla tassa di ingresso, magari inserendo il tema delle seconde squadre nel percorso di riforma del calcio».

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Agnelli

Andrea Agnelli ricorda di aver aderito «con grande tenacia» al progetto, che «non stiamo innovando ma copiando ciò che in altri Paesi funziona» e che le seconde squadre «sono utili per la sostenibilità per la gestione dei club». «La Juve non è una onlus, non lo fa per la Nazionale, che ha il beneficio indiretto di tutto questo - aggiunge il presidente bianconero -. La seconda squadra in prospettiva permette di ridurre i costi della prima squadra e il vero vantaggio si ha quando il progetto va a regime. L’equivalente di Miretti e Fagioli sarebbe un investimento sul mercato da 10-12 milioni per giocatori con stipendi cinque volte superiori. Il vero risparmio è lì. Sapevamo che ci sarebbero voluti 3-5 anni per raccogliere i frutti del lavoro, siamo al quarto anno e cominciamo a vederli». «La seconda squadra è l’anello di congiunzione tra la prima squadra e il settore giovanile - rileva il direttore dell’area Football della Juve, Federico Cherubini - mi auguro che il valore aggiunto avuto da noi possa funzionare a livello di sistema». «Le seconde squadre fanno bene alla Nazionale ma anche alla Juve - chiosa Gravina - basti pensare che ha schierato 97 calciatori e il 28% ha già esordito in prima squadra con un buon minutaggio».

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