Arbitri professionisti? Guadagnano già tanto. Il vero problema è il protocollo Var
Dopo Juve-Lazio, Spalletti è sbottato: "In campo ci sono 22 professionisti e un precario. L'arbitro non è un professionista: va a casa, deve pensare ad altro e non sa se l'anno prossimo farà ancora l'arbitro. Non va bene". Può darsi. Di certo, non stiamo parlando di una ong, i cui membri siano animati da un'encomiabile azione gratuita a sostegno del calcio.
I guadagni degli arbitri: tutti i numeri
Per capirlo, basta dare i numeri: 1) per ogni partita di Serie A, il compenso è di 4 mila euro lordi: in Serie B, 2 mila euro. 2) Chi sta davanti al Var in A, percepisce 1.700 euro; in B, 800 euro; agli assistenti al Var (Avar), toccano 800 euro in A e 400 in B. 3) Al quarto uomo spettano 500 euro in A; 200 euro in B. 4) Agli assistenti, 1.400 euro in A e 600 in B. 5) Parte fissa annuale: 30 mila euro per chi conta meno di 50 presenze; 60 mila euro per chi ne ha più di cinquanta; 90 mila euro per gli internazionali. Fra questi, il designato per una gara di Champions intasca 6 mila euro nei sedicesimi; 7.500 euro nei quarti e in semifinale; 10 mila euro in finale (3 mila agli assistenti, 4 mila al Var). All'arbitra che dirige la finale di Champions League spettano 5 mila euro e qui c'è un'evidente, inaccettabile sperequazione. Tradotto in soldoni, un arbitro che collezioni almeno 20 incontri a stagione, intasca 170mila euro. Il vero problema, alla radice della disastrosa stagione attuale, non è il professionismo. Il vero problema è il famigerato, bizantino, confuso protocollo Var che incrementa la difformità di giudizio, gli errori, i contrasti fra chi sta in campo e chi è piazzato davanti ai video di Lissone, alimentando errori e polemiche. Qui sta il punto. E sino a quando l'International Board non ci metterà mano, saremo prigionieri di questo guazzabuglio.
