Emergenza capocannonieri in Serie A: da Lautaro infortunato ai 20 gol di Vialli nel 1991
Se per vendere meglio il prodotto bisogna adeguarsi alla nuova estetica imposta dalla fruizione rapida e compulsiva in perfetto stile highlights, allora il problema non ce l’hanno solo a Houston ma pure dalle nostre parti. Perché all’improvviso, per un mix di fattori non necessariamente tenuti insieme da una logica o da una dinamica causa-effetto, il nostro campionato deve fare i conti con l’emergenza gol e con la necessità di tutelare una specie protetta, gli animali da area di rigore capaci di andare sistematicamente in doppia cifra. Ci ritroviamo così ad affrontare due problemi in uno. Da una parte nel nostro campionato si segna sempre meno: siamo a 782 reti in 32 giornate, che sono 43 in meno rispetto a un anno fa e che, soprattutto, sono il secondo peggior parziale dal 2004-05, da quando cioè il campionato è tornato al format a 20 squadre. Era andata peggio solo nel 2010-11, con 779 gol alla 32ª che a fine anno sarebbero diventati 955. Andando avanti con questo ritmo, si arriverebbe a circa 928 gol totali: sarebbe il peggior risultato con questo format e con i tre punti a vittoria.
Serie A, i cannonieri
L’altra emergenza, dicevamo, è quella degli specialisti, dei cannonieri nell’accezione più ampia del termine. A oggi in A solo otto giocatori hanno raggiunto la fatidica doppia cifra: un circolo ristretto in cui si mescolano centravanti veri o adattati - Lautaro e Thuram, Hojlund e Malen, Douvikas e Davis - e numeri dieci come Nico Paz e Kenan Yildiz che si sono fatti carico dei destini in chiave Champions di Como e Juve. Alle loro spalle c’è una batteria di candidati che potrebbero presto raggiungere quota dieci nelle ultime sei giornate. Calha, Simeone, Leao e Krstovic sono a un centro dal traguardo; possono farcela tranquillamente McTominay e Orsolini, lo stesso Pulisic che prima o poi dovrà interrompere il lungo digiuno, così come Moise Kean. Il che implica un’altra riflessione: doppia cifra o meno, non c’è un solo italiano nella top ten della classifica marcatori. Comanda Lautaro, con 16 reti e, nella migliore delle ipotesi, la possibilità di tornare in campo per le ultime tre giornate una volta smaltito l’infortunio. Considerando che al momento non è lui il rigorista dell’Inter, saranno sufficienti gli ultimi 270 minuti (magari da affrontare avendo già lo scudetto in tasca) per arrivare a 20? Alle sue spalle i più vicini sono Douvikas e Nico Paz con 11 centri, tra gli altri c’è Davis che salterà a sua volta almeno 3-4 partite: vuol dire che con molta probabilità il capocannoniere della Serie A vincerà il titolo segnando meno di 20 reti. Si tratta di qualcosa che non accade dal 1990-91, quando Luca Vialli si fermò a 19 nel magico anno dello scudetto della Sampdoria, quando le giornate erano 34 e lui di partite ne giocò 26... Non è mai troppo tardi, comunque, per rimettere a posto i conti. Prendete Malen: è arrivato a gennaio, è entrato nelle primissime posizioni della classifica segnando 10 reti in 12 partite di campionato e non ha alcun valido motivo per fermarsi proprio adesso.
Serie A, la distribuzione dei gol
Nelle ultime stagioni abbiamo assistito a un fenomeno interessante: l’aumento del numero complessivo di giocatori andati in gol, che l’anno scorso sono diventati 291 (oggi siamo a 280). Più variabile la quota di quelli arrivati almeno a 10 centri, tra il 6 e il 9 per cento. L’altro lato della medaglia, che ha pure i suoi aspetti positivi, è una diversificazione della capacità realizzativa, distribuita su più giocatori e fra tutti i reparti.
In questo torneo il Napoli ha mandato in porta 19 uomini differenti, seguito da Juve (18), Atalanta, Como e Cagliari (17), Roma, Inter e Bologna (16). Essere meno dipendenti da un solo top scorer è certamente un punto di forza ma non risolve il problema complessivo. Se la Serie A continuerà a perdere gol, cosa faremo vedere negli highlights?
