Carraro durissimo: “Caso arbitri? Calciopoli non ha insegnato niente!”
«Calciopoli non ha insegnato niente. Ma ha ribadito un concetto, che non bisogna mai distrarsi». Parola di Franco Carraro, che dall’accusa di frode sportiva relativa a quella vicenda fu prosciolto nel 2009. «L’esperienza che si trae è che comunque anche quando una cosa funziona dopo un po’ deve terminare. Penso adesso alla questione dell’arbitraggio. Appena eleggono il nuovo presidente della Figc devono decidere sulla riforma o meno. Qualsiasi formula si adotti è bene che dopo 4 o 5 anni si cambi». In merito al caso Rocchi, l’ex presidente federale non si sorprende: «Il calcio ciclicamente ha di queste vicende, è così dagli anni Ottanta. Sarebbe utile che l’organo di controllo faccia degli accertamenti a campione sulle persone. I giudici sportivi non hanno le intercettazioni, non possono pedinare le persone. Bisognerebbe studiare una collaborazione tra organi di giustizia e fare qualche controllo per cercare di mettere preoccupazione. Dopo che succede uno scandalo c’è sempre un momento di tensione e poi si molla».
Carraro e il potere arbitrale
Carraro ha nitido il passaggio chiave che, secondo lui, contribuì alla genesi dello scandalo dei primi anni Duemila. «Fu una storia di potere arbitrale. Era il giugno del 2004 e i due allora designatori arbitrali Bergamo e Pairetto mi sembrava avessero operato abbastanza bene ma secondo il mio punto di vista dopo 4 o 5 anni si deve cambiare. Chiesi di incontrare l’allora arbitro Collina con l’impegno della assoluta segretezza. Doveva essere quella successiva la sua ultima stagione, era un arbitro molto credibile. Gli proposi di smettere in quello stesso anno e di assumere il ruolo di designatore. Collina si riservò di pensarci poi mi disse di no», racconta Carraro. «Non feci più nulla. Anni dopo, in una trasmissione su Calciopoli, scoprii che Collina l’aveva detto a Meani (ai tempi addetto agli arbitri del Milan, ndr) e quest’ultimo lo aveva riferito ai confermati Bergamo e Pairetto. I due a quel punto pensarono di appoggiarsi a Moggi. Avrei dovuto cambiarli comunque lo stesso».