Lazio-Inter, non è mai una partita già scritta
Fuori dal campo si abbracciano, sugli spalti condividono cori e rispetto. Le tifoserie di Lazio e Inter sono legate da uno dei gemellaggi più saldi del calcio italiano. Ma quando il pallone inizia a rotolare, quella fratellanza lascia spazio a una rivalità fatta di “sgarbi” sportivi, di incroci che hanno spesso cambiato il destino delle stagioni.
Lazio-Inter: amici fuori, avversari spietati dentro
SGARBI. È una storia strana: amici fuori, avversari spietati dentro. E il viaggio, anche solo limitandosi agli ultimi trent'anni, parte da lontano. Estate del 2000, finale di Coppa Italia. La Lazio arriva da campione d’Italia, con l’aria di chi ha già scritto la storia e vuole solo metterci il sigillo finale. A San Siro finisce 0-0, ma è sufficiente. All’andata, a Roma, Nedved e Simeone avevano costruito il 2-1 decisivo. Nel mezzo la festa Scudetto, con quei capelli colorati diventati immagine simbolo di una squadra irripetibile. Due anni dopo, lo stesso palcoscenico si trasforma nel teatro di una tragedia sportiva che resterà per sempre nella storia nerazzurra. Il 5 maggio 2002 l’Inter arriva all’Olimpico per prendersi uno scudetto che manca dal 1989, ma trova una Lazio che non si piega, che gioca, che colpisce. Vieri segna, Poborsky risponde. Di Biagio illude, ancora Poborsky riapre. Poi Simeone e Inzaghi completano l’opera con la complicità di Gresko. Finisce 4-2, l’Inter crolla e il tricolore lo conquista la Juventus. Il tempo passa, ma certe sfide non si consumano mai. Il 20 maggio 2018 è un’altra notte da dentro o fuori. All’Olimpico si gioca uno spareggio Champions, una finale anticipata. La Lazio è avanti, due volte, sembra in controllo. Per settantacinque minuti domina, respira aria europea. Poi il destino cambia direzione. Il rigore di Icardi con intervento sconsiderato di De Vrij (promesso sposo dell'Inter a parametro zero), il colpo di testa di Vecino nel recupero. Il ribaltone. L’Inter vola, la Lazio resta a terra. È un’altra cicatrice, un’altra pagina difficile da dimenticare. E poi, più fresco, il match dell’anno scorso, quando Pedro si prende la scena e cambia il finale di un campionato. Una doppietta che pesa come un macigno, che toglie lo scudetto ai nerazzurri e lo consegna al Napoli. Un altro “sgarbo”, l’ennesimo, dentro una storia che non smette mai di sorprendere.
Si replica in finale di Coppa Italia
COPPA. E adesso, di nuovo, un altro incrocio. Sempre all’Olimpico, sempre Lazio-Inter. Ma stavolta è una sfida secca con un trofeo in palio, una partita che vale tutto, in particolar modo per la Lazio. Dopo una stagione a dir poco complicata, attraversata da ostacoli e contraddizioni, la squadra di Sarri può dare un senso all'annata in novanta minuti. Una coppa da inseguire, una storia da riscrivere, un finale da conquistare. Dall’altra parte c’è l’Inter di Chivu, forte, solida, già campione d’Italia. Cerca il secondo trofeo stagionale, vuole chiudere il cerchio. E ci proverà in una partita che non è mai "normale". È una sfida che vive di episodi, di emozioni improvvise, di ribaltoni. Una gara che non segue logiche, che non si lascia imbrigliare dai pronostici o gemellaggi sugli spalti. È una storia che si ripete e si rinnova, ogni volta diversa, ogni volta uguale. E il 13 maggio sarà un’altra notte da ricordare. Forse di gioia, forse di rimpianti. Ma sicuramente di quelle che restano. Di certo, un altro capitolo di una storia infinita.
