Di Vaio: “Thiago Motta è l’uomo della svolta. Mihajlovic? Addio inevitabile”

Dalla separazione con Sinisa alla scelta di legarsi all’italo-brasiliano, il ds del Bologna ci spiega il momento della squadra e della società
Di Vaio: “Thiago Motta è l’uomo della svolta. Mihajlovic? Addio inevitabile”© LaPresse
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Claudio Beneforti
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BOLOGNA - Ventisei febbraio 2011: Di Vaio, le dice niente questa data?

«Il Bologna vince 2-0 a Torino contro la Juventus e i due gol li segno io. Per certi versi è un ricordo meraviglioso, per altri purtroppo è solo un ricordo. Se non sbaglio, è l’unica gioia dal 1980/81 a oggi in campionato».

No, non sbaglia, e in quella Juve i difensori erano Bonucci, Chiellini e Barzagli.

«Mancava solo Buffon quella notte, che di sicuro è stata la più bella della mia vita».

Un luogo comune: è la società che fa grande la squadra. Almeno per una volta non è stato così. Era l’anno di Porcedda presidente, poi arrivarono Albano Guaraldi, Pavignani e il Bologna si ritrovò.

«Ci mettemmo passione, cuore, peccato che poi...».

Peccato che poi?

«Il nostro finale di annata non fu all’altezza e di conseguenza fu dimenticata troppa in fretta l’impresa che facemmo».

Se Di Vaio è ancora l’eroe di Torino, a chi deve dire grazie tra Soumaoro e Medel che negli ultimi minuti nel campionato scorso si sono fatti espellere e l’arbitro Serra che di confusione ne ha fatta tanta?

«Non devo ringraziare nessuno, quando penso a quello che successe mi incazzo di nuovo, ricordo che litigai con tutti in tribuna. Segnò Arnautovic, giocammo alla grande, avremmo meritato di vincere, poi per colpa di quel finale avvelenato e ingiusto che dovemmo vivere rischiammo addirittura di perdere».

E domenica troverete una Juventus che deve assolutamente vincere.

«In questo senso la sosta ci ha danneggiato, avremmo dovuto giocarla la settimana passata questa partita. Ho letto che Allegri potrà riavere tutti gli infortunati, ma non per questo il Bologna deve avere paura».

Vlahovic è tornato carico dalla nazionale, e Milik è un cliente scomodissimo.

«Loro hanno Vlahovic e Milik, ma noi abbiamo Arnautovic».

Che Allegri avrebbe voluto alla Juventus...

«Abbiamo fatto un grande lavoro con Marko, in ogni attimo gli abbiamo evidenziato la nostra stima. La Juve non ce lo ha mai chiesto direttamente, ma il Manchester United sì, eccome».

Per fortuna i tifosi hanno fatto sapere di non gradire il suo arrivo.

«No, no, il Manchester non si è ritirato per colpa di quei tifosi, ma solo perché Arnautovic ha capito di essere al centro del nostro progetto oggi e nei prossimi anni. Marko si è comportato da campione vero, essendosi reso conto di quello che rappresenta per il Bologna e per Bologna».

E cosa rappresenta per il Bologna?

«Un punto di riferimento in campo e fuori. Mi ha sorpreso per il suo coinvolgimento, per come sta aiutando anche i calciatori più giovani. Marko è molto inglese, dà sempre tutto. Tra l’altro ha anche cambiato atteggiamento nei confronti del gol».

Come, come? Che significa?

«E’ sempre stato un leader, ma mentre prima pensava soprattutto agli altri e gli dava più godimento fare un assist che un gol, ora pensa sia all’assist che a fare gol».

Il problema per il Bologna è che se non fa gol Arnautovic, sono dolori...

«Uno: l’importante è che Marko sia in fiducia e lo è. Due: vedrete che Barrow, Orsolini, Sansone gli andranno dietro».

Ha mai avuto paura di poter perdere Arnautovic?

«No, mai, anche perché saremmo stati pronti ad andare allo scontro. Per fortuna Marko non ci ha costretti ad arrivare a quel punto».

Certo che il Bologna sembra aver trovato il coraggio tutto in un colpo, quello che è successo a Casteldebole da maggio a oggi è come se avesse cambiato i vostri connotati.

«Si sono presentate situazioni molto scottanti, e devo dire che la presenza a Bologna del presidente ha facilitato il nostro lavoro».

Cominciamo da Bigon: in quei giorni ha pagato lui per tutti?

«Cosa intende per tutti?».

Anche per lei e per Mihajlovic.

«Non per togliermi responsabilità, ma dall’arrivo di Sabatini io ho fatto il capo scouting. In pratica la gestione della squadra, i rapporti con l’allenatore prima erano a carico di Riccardo e di Walter, poi solo di Riccardo».

Ma lei avrà avuto ugualmente un rapporto con Sinisa.

«Sì, di grande stima prima di tutto, certo, si siamo confrontati spesso, ma il suo referente diretto era Riccardo».

Ma se ricorda bene, Saputo parlò di delusione per quanto riguarda l’area tecnica in generale.

«Mettiamola così: dopo 6 anni il presidente ha voluto dare un segnale non essendo stato raggiunto l’obiettivo».

Quello dei 50 punti e della parte sinistra della classifica.

«Il lavoro di Riccardo è stato costruttivo, basta guardare ai calciatori che sono stati venduti questa estate, poi è vero che sono mancati i risultati. Ma fatemi dire una cosa».

La dica.

«Non deve essere letta come una scusante, ma la mancanza di Sinisa con la sua grande personalità, con la sua infinita credibilità ha pesato sulla mancata crescita della squadra. Non lo abbiamo mai detto non volendo darle un alibi, ma è la verità. Ci fosse stato Sinisa questo Bologna sarebbe già decollato».

Se Miha non si fosse di nuovo ammalato, sarebbe saltato anche lui, oltre a Bigon?

«E’ una situazione che stava verificando il presidente, poi dopo quello che è successo è stata spostata l’attenzione».

Ma ammetterà che anche la vittoria contro l’Inter e i pareggi di Milano contro il Milan e di Torino contro la Juve avranno avuto la loro importanza.

«Sono stati valutati due aspetti. Il primo quello umano, volendo stare vicini a un uomo che doveva lottare per vincere ancora una volta la malattia. Poi è vero che la squadra aveva dato di nuovo una risposta positiva».

Fenucci ha dichiarato nei giorni successivi all’esonero di Sinisa che tutto il Bologna sperava che l’alchimia che aveva dato risultati importanti in passato continuasse a darli.

«Sì, ci abbiamo sperato fino all’ultimo, purtroppo...».

Quando vi siete resi conto che qualcosa era cambiato rispetto al passato?

«Dalle prime partite internazionali, dalla sconfitta di Roma contro la Lazio. Una squadra con maggiori certezze avrebbe fatto risultato».

Ci consenta, a Roma la colpa è stata di Soumaoro che si è fatto buttare fuori.

«Da tutte le partite siamo usciti con una convinzione forte, quella di aver lasciato punti importanti sul campo».

Essendo a conoscenza della realtà, avreste potuto anticipare alcuni movimenti di mercato.

«E’ stato molto complicato, chiedete a Giovanni quelle che sono state le difficoltà. Prima per potersi confrontare con Sinisa, poi per chiudere alcune trattative».

Sinisa ha anche detto di non essere stato messo a conoscenza di alcuni acquisti.

«Può succedere, comunque tutti i calciatori fondamentali li abbiamo condivisi con Mihajlovic».

Ha un rimpianto per quanto riguarda il mercato?

«No, nessuno».

Nemmeno Hojlund?

«Abbiamo preso Zirkzee e siamo felici. Ha talento e notevoli potenzialità, Thiago può farlo diventare un grande attaccante».

Torniamo a Sinisa - a cui è stato rimproverato di non aver valorizzato del tutto alcuni giovani come Orsolini, Barrow e Skov Olsen - ci sembra di capire che per voi il suo esonero fosse inevitabile.

«Sì, era inevitabile, perché via via che passavano le partite più le nostre preoccupazioni crescevano. Ci siamo dati tanto noi e Sinisa, ma quello era un atto da fare per il bene del club e della squadra».

Potevate dargli anche le partite contro Fiorentina e Empoli.

«Quando hai preso una decisione e non hai più sensazioni positive, perché devi aspettare magari una sconfitta per separarti?».

Ha capito il motivo per il quale Sinisa non l’ha citata nella sua lettera di ringraziamento?

«E’ stata una sorpresa, non me lo aspettavo».

C’è rimasto male?

«Male no. Con Sinisa ho avuto un rapporto di grande amicizia, penso di essergli stato sempre vicino. Abbiamo pianto insieme quando ha appreso della malattia e questo ci ha unito molto».

Non ha nominato neanche Sartori.

«Giovanni è arrivato da poco, è un altro discorso. Ecco, Sini sa non ha ringraziato chi sotto l’aspetto tecnico lo ha giudicato, anche in questo caso è stato molto coerente. Per certi versi è come se avesse esonerato noi».

E il silenzio della curva nel giorno di Bologna-Fiorentina come se lo spiega?

«Quella settimana siamo stati attaccati con ferocia anche da chi non sapeva come stavano realmente le cose, è stato fatto del facile moralismo che noi come società non meritavamo. Probabilmente anche la gente di Bologna si è sentita criticata ed ha preferito liberamente restare in silenzio».

C’è anche chi ha pensato che possa essere stata la stessa società a sensibilizzare la curva, magari per non creare tensioni alla squadra.

«E’ stata soltanto una scelta dei tifosi».

Ma uno striscione “Grazie Sinisa” o un coro non avrebbe fatto male a nessuno.

«Un paio di gruppi glielo hanno regalato in questa settimana, non è così?».

Bello, bellissimo gesto, ma avrebbe avuto un senso anche quella domenica. Comunque ora parliamo di Thiago: dopo aver sondato anche De Zerbi, che ha detto no, perché lui e non Ranieri?

«C’era la volontà di costruire un progetto con un allenatore giovane, quella di Thiago è stata una scelta tecnica. Siamo certi che diventerà per il Bologna l’allenatore della svolta».

Qual è l’impressione che si è fatto dopo queste sue prime settimane?

«E’ un grandissimo lavoratore arriva alle 7 e 30 del mattino e se ne va alle 19 di sera. E’ chiaro che dovremo dargli il tempo per far crescere questa squadra, come è chiaro che con il suo pragmatismo e realismo dovranno arrivare i risultati». Sì, i 50 punti valgono anche per Thiago.


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