Bernardeschi: "Le polemiche per la gonna? Ma che cazz... gliene frega alla gente". Poi l'aneddoto sul certificato medico per la Juve

Dalle polemiche con Pirlo all'addio alla Fiorentina, fino ad arrivare allo striscione all'esterno del Franchi: le parole del giocatore del Bologna al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli

Ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, Federico Bernardeschi ha ripercorso tutta la sua carriera e le scelte fatte nel corso di questi anni, senza dimenticare il suo recente ritorno in Italia e il discusso trasferimento dalla Fiorentina alla Juve, datato luglio 2017. L'ex esterno offensivo viola è tornato la scorsa estate in Serie A grazie alla proposta del Bologna di Italiano.

Bernardeschi e il ritorno in Italia: "Bologna gruppo straordinario, società seria"

Così Federico Bernardeschi sul suo ritorno in Serie A: "L'arrivo a Bologna? Ho fatto scalo a Roma, che è la città più bella del mondo per me, mi dà proprio un'emozione dentro e spesso mi immedesimo negli stranieri che vengono in Italia e si vedono una roba del genere. Per la gente che arriva non è come bere un caffé... Poi, ho lasciato letteralmente la mia famiglia in aeroporto, mi hanno caricato su un pulmino e sono andato in ritiro, veramente veloce. Gruppo straordinario, fatto di ragazzi con valori importanti - ha aggiunto -. Diciamo che c'è una solidità dei più anziani che io ho trovato, che ha gestito bene soprattutto gli ultimi anni. È un qualcosa di veramente importante perché poi rispecchia i risultati in campo. Non è banale quando una squadra fa determinati risultati, perché significa che c'è una società seria sopra e funziona tutto per il meglio. Sono stato accolto benissimo sia dai compagni sia dalla città, colgo l'occasione per ringraziare i tifosi per l'accoglienza. L'incontro con Gianni Morandi? Mi ha dato il benvenuto, l'ho incontrato due giorni dopo che ero arrivato, eravamo a Valles in ritiro, ha fatto un concerto per noi della squadra e ho capito anche perché ha fatto quella carriera lì".

Il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus

Impossibile dimenticare il trasferimento di Bernardeschi dalla Fiorentina alla Juventus: "Proprio come bere un caffé... Diciamo che è stato pesante, perché non solo vai alla Juventus, ma è il numero 10 che va alla Juventus. Quindi, lo capisco. È molto facile insultare, fa parte del gioco. Avevo 23 anni, sono opportunità, che uno può decidere di cogliere o non cogliere, sono scelte. Io ho deciso di coglierla, la Fiorentina mi ha dato tanto e io non lo dimenticherò mai. A prescindere da questo tipo di scelta, ti prendi la responsabilità di una scelta che tu fai. Lo fai consapevolmente, sai che cosa può scatenare una scelta di questo genere. Se io fossi andato in un'altra società, probabilmente sarebbe successo il 30-40% di quello che è successo andando via, ma comunque sarebbe successo. Dispiaciuto per com'è andata? Dispiacere sì, perché io avrei voluto anche ringraziare, perché la Fiorentina mi ha portato fino a lì. Io a Firenze ho tanti amici, lasciare in quel modo dispiace, perché non hai nemmeno la possibilità di dire un grazie sincero, perché ormai sei visto come quello che ha fatto questa cosa qui. Io sarò sempre grato a Firenze e alla Fiorentina, perché è così. Dieci anni dopo lo posso dire, in quel momento non lo potevo dire, perché non valeva nemmeno niente per loro. Mi hanno fatto anche uno striscione, dove mi definivano coniglio o qualcosa di simile. Qualcosa di comprensibilmente pesante e lo accetti, facendoti le ossa e vai avanti. Fa parte anche questo del percorso di crescita".

L'espediente del certificato medico per andare alla Juve

Un passaggio in bianconero che ha vissuto diverse tappe nell'estate 2017: "Sono stato il primo a lanciare la moda del certificato medico... Praticamente, non mi presentai in ritiro, perché la trattativa non si sbloccava e la Fiorentina faceva delle storie, anche se era bene o male fatta. Poi, si deve sempre dimostrare che è il giocatore che fa un certo tipo di scelta, ma non è così. Le società di calcio sono multinazionali, quindi fanno delle scelte in base al tornaconto economico. Nel mio caso era importante e si scarica un po' la responsabilità sul giocatore. A un certo punto, loro volevano che io andassi in ritiro per tre giorni e poi va bene. Ma io lo so che se vengo in ritiro, mi uccidono... Perché devo farlo? Quando in realtà si può benissimo fare prima, perché questa è la verità. E lì scatta il certificato medico e poi va così. Alla fine si sblocca tutto e va, perché poi l'interesse è comune ed è una cosa per tutti e due. Se uno dei due non è d'accordo, non si fa. Siamo legati, non puoi obbligare qualcuno a farlo".


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Bologna

Il rapporto con Andrea Pirlo e le polemiche con l'ex Juve

"C'è stata una polemica importante nell'anno in cui ho giocato di meno, dove c'era Andrea (Pirlo) allenatore - ha raccontato Bernardeschi -. Si parla sempre di libera interpretazione delle cose, è successa una polemica inutile e poi c'è stato questo tormentone del 'rischia la giocata', che poi ho trasformato nel mio inno. Io con Andrea non ho un bel rapporto, ma bellissimo. Ma anche con sua moglie, che si sente spesso con la mia. Lì è stata fraintesa, come tante cose. Cosa succedeva: io giocavo poco e performavo poco alla Juve, poi andavo in Nazionale e facevo sempre bene. E lì nacque il discorso di rischiare la giocata, perché mi sentivo più libero di esprimermi".

L'indimenticabile partita con l'Atletico Madrid

Tra le serate più belle della carriera di Bernardeschi c'è sicuramente quella che ha visto Cristiano Ronaldo realizzare una tripletta contro l'Atletico Madrid all'Allianz Stadium di Torino. Una notte di Champions che vide Federico ai massimi livelli: "Sono successe tante cose. Un'alchimia con lo stadio in quella maniera l'ho sentita veramente poche volte nella vita. Una combinazione di fattori incredibile... Si sono create circostanze quasi inspiegabili che dici: ma che cos'è? Che cos'è questa energia? Perché si sentiva che c'era qualcosa nell'aria. Incastro perfetto tra partita perfetta, tatticamente e tecnicamente, e il tifo perfetto, perché i tifosi ci avessero creduto e sapessero che l'avremmo vinta 3-0".


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Bernardeschi, le cose che gli hanno fatto male

Non è andato sempre tutto per il verso giusto. Federico Bernardeschi ha superato anche situazioni molto delicate: "Ci sono tante cose che mi hanno fatto male, malissimo. Dodici anni fa, quando avevo 20 anni, mi presentavo nello spogliatoio della Fiorentina con la gonna e me ne hanno dette e scritte di ogni, anche sul giornale… Ma qual era il problema? Se a me la gonna piace, la metto. E sapete quante volte mi hanno detto che sono gay? E se lo fossi? Dov’è il problema? Che problema ci sarebbe, anzi, ne andrei fiero. Chapeau, a chi ha fatto coming out. La gente deve capire che in questo mondo ognuno deve essere libero di fare quel ca**o che vuole. E bisogna sempre domandarsi: il pensiero degli altri è davvero così importante nella nostra vita? Perché se io faccio soffrire mia figlia o mia moglie allora è un problema, ma ciò che dice la gente non deve e non dovrà mai esserlo".

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Ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, Federico Bernardeschi ha ripercorso tutta la sua carriera e le scelte fatte nel corso di questi anni, senza dimenticare il suo recente ritorno in Italia e il discusso trasferimento dalla Fiorentina alla Juve, datato luglio 2017. L'ex esterno offensivo viola è tornato la scorsa estate in Serie A grazie alla proposta del Bologna di Italiano.

Bernardeschi e il ritorno in Italia: "Bologna gruppo straordinario, società seria"

Così Federico Bernardeschi sul suo ritorno in Serie A: "L'arrivo a Bologna? Ho fatto scalo a Roma, che è la città più bella del mondo per me, mi dà proprio un'emozione dentro e spesso mi immedesimo negli stranieri che vengono in Italia e si vedono una roba del genere. Per la gente che arriva non è come bere un caffé... Poi, ho lasciato letteralmente la mia famiglia in aeroporto, mi hanno caricato su un pulmino e sono andato in ritiro, veramente veloce. Gruppo straordinario, fatto di ragazzi con valori importanti - ha aggiunto -. Diciamo che c'è una solidità dei più anziani che io ho trovato, che ha gestito bene soprattutto gli ultimi anni. È un qualcosa di veramente importante perché poi rispecchia i risultati in campo. Non è banale quando una squadra fa determinati risultati, perché significa che c'è una società seria sopra e funziona tutto per il meglio. Sono stato accolto benissimo sia dai compagni sia dalla città, colgo l'occasione per ringraziare i tifosi per l'accoglienza. L'incontro con Gianni Morandi? Mi ha dato il benvenuto, l'ho incontrato due giorni dopo che ero arrivato, eravamo a Valles in ritiro, ha fatto un concerto per noi della squadra e ho capito anche perché ha fatto quella carriera lì".

Il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus

Impossibile dimenticare il trasferimento di Bernardeschi dalla Fiorentina alla Juventus: "Proprio come bere un caffé... Diciamo che è stato pesante, perché non solo vai alla Juventus, ma è il numero 10 che va alla Juventus. Quindi, lo capisco. È molto facile insultare, fa parte del gioco. Avevo 23 anni, sono opportunità, che uno può decidere di cogliere o non cogliere, sono scelte. Io ho deciso di coglierla, la Fiorentina mi ha dato tanto e io non lo dimenticherò mai. A prescindere da questo tipo di scelta, ti prendi la responsabilità di una scelta che tu fai. Lo fai consapevolmente, sai che cosa può scatenare una scelta di questo genere. Se io fossi andato in un'altra società, probabilmente sarebbe successo il 30-40% di quello che è successo andando via, ma comunque sarebbe successo. Dispiaciuto per com'è andata? Dispiacere sì, perché io avrei voluto anche ringraziare, perché la Fiorentina mi ha portato fino a lì. Io a Firenze ho tanti amici, lasciare in quel modo dispiace, perché non hai nemmeno la possibilità di dire un grazie sincero, perché ormai sei visto come quello che ha fatto questa cosa qui. Io sarò sempre grato a Firenze e alla Fiorentina, perché è così. Dieci anni dopo lo posso dire, in quel momento non lo potevo dire, perché non valeva nemmeno niente per loro. Mi hanno fatto anche uno striscione, dove mi definivano coniglio o qualcosa di simile. Qualcosa di comprensibilmente pesante e lo accetti, facendoti le ossa e vai avanti. Fa parte anche questo del percorso di crescita".

L'espediente del certificato medico per andare alla Juve

Un passaggio in bianconero che ha vissuto diverse tappe nell'estate 2017: "Sono stato il primo a lanciare la moda del certificato medico... Praticamente, non mi presentai in ritiro, perché la trattativa non si sbloccava e la Fiorentina faceva delle storie, anche se era bene o male fatta. Poi, si deve sempre dimostrare che è il giocatore che fa un certo tipo di scelta, ma non è così. Le società di calcio sono multinazionali, quindi fanno delle scelte in base al tornaconto economico. Nel mio caso era importante e si scarica un po' la responsabilità sul giocatore. A un certo punto, loro volevano che io andassi in ritiro per tre giorni e poi va bene. Ma io lo so che se vengo in ritiro, mi uccidono... Perché devo farlo? Quando in realtà si può benissimo fare prima, perché questa è la verità. E lì scatta il certificato medico e poi va così. Alla fine si sblocca tutto e va, perché poi l'interesse è comune ed è una cosa per tutti e due. Se uno dei due non è d'accordo, non si fa. Siamo legati, non puoi obbligare qualcuno a farlo".


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