© FOTO SCHICCHI Lucumi: “Al Bologna sono felice, se andrò via non sarà tanto per cambiare”
BOLOGNA - Le parole, negli ultimi tre anni, le aveva lasciate al campo. Jhon Lucumi aveva preferito esprimersi con chiusure, anticipi e g iocate di personalità. Poche chiacchiere, tanti fatti. Ma a poche ore dall'andata del quarto di finale di Europa League contro l'Aston Villa, si è aperto. E lo ha fatto in spagnolo, lingua che lo protegge e lo libera, la sua comfort zone. Il ventisettenne colombiano è un perfezionista anche in questo: l'italiano lo capisce alla perfezione, lo parla con sicurezza, ma per raccontare i suoi pensieri, le sue idee preferisce il ritmo delle origini. «Per essere più “claro” posso rispondere in spagnolo?».
Certo. Alle spalle tanta esperienza internazionale anche con la Colombia: quali sono gli aspetti più importanti per poter affrontare un quarto di finale di una competizione europea?
«I dettagli faranno grande differenza. I calci d'angolo, le punizioni e altre situazioni che molte persone pensano non abbiano importanza: sono quelli che hanno più valore in queste partite».
E a livello mentale?
«Forse è vero, come si dice, che è facile preparare appuntamenti come questi perché non si deve trovare nessuna motivazione in più. Credo che, nella posizione in cui siamo, la motivazione e la voglia ci saranno sempre. L’atteggiamento sarà il migliore, e da quel punto di vista, ci troveremo ad essere tutti molto concentrati, con la voglia di voler fare una grande partita».
Ma avvertite pressione?
«Se vogliamo giocare ad alto livello dobbiamo abituarci ad arrivare a queste fasi. Credo che non ci sia pressione, per noi è motivazione e voglia di poter regalare un’altra gioia alla nostra gente».
Quanto sentite il calore della tifoseria?
«Negli ultimi tre anni e mezzo il Bologna ha avuto una crescita spettacolare e l’affetto i tifosi lo dimostrano venendo a vederci anche ogni tre giorni».
Domani affronterete per la terza volta l'Aston Villa e per la prima volta giocherete in casa. I due precedenti a Birmingham la portano ad essere fiducioso o c'è un po' di preoccupazione nel giocare di nuovo contro questa squadra di Premier League?
«Si può leggere in entrambi i modi, ma per noi è soprattutto un’opportunità. La seconda partita contro di loro è stata migliore della prima che abbiamo giocato là, e da allora siamo cresciuti. Adesso abbiamo due grandi occasioni, una davanti alla nostra gente. Dobbiamo sfruttarle, giocando con l’emozione di offrire alla città sfide di questo livello e con la voglia di dimostrare sul campo che possiamo andare oltre le aspettative. Non siamo favoriti, è chiaro, ma vogliamo riuscirci per noi stessi e per la gioia di competere ad alto livello».
L'Aston Villa di Emery, un allenatore molto vincente in Europa, è un ostacolo molto grande.
«Ma ci siamo preparati molto bene. Loro hanno più esperienza internazionale, i giocatori di qualità che hanno, lo staff tecnico molto esperto in questi tornei e che sta facendo molto bene in Premier, ma dipende da come ci si prepara e da come si affrontano le partite. Nel calcio di oggi ci sono squadre e nomi importanti, ma se non lo dimostri in campo non serve a nulla. Allora credo che noi dobbiamo puntare a dare il massimo e se diamo il meglio possiamo arrivare a una soddisfazione come squadra, come gruppo».
Il Bologna ha affrontato l'Aston Villa con Malen, ma a darvi grossi grattacapi è stato McGinn.
«Loro sono una grande squadra come collettivo. Da tanto tempo stanno facendo un percorso con il loro allenatore, dunque si conoscono e sanno quello che vogliono. Quando affronti squadre di questa grandezza devi fare prestazioni quasi perfette».
È vero che la gara d'andata è quella che condiziona il risultato finale?
«La cosa più importante è mantenere sempre la sfida aperta, viva, perché può succedere qualsiasi cosa. E alla fine vedremo chi passerà. Contro la Roma, qui a Bologna, abbiamo pareggiato e all’Olimpico, anche se tutti pensavano che ci avrebbero fatto molti gol e che la pressione avrebbe influito a loro favore, abbiamo vinto. Bisogna sempre rimanere dentro al gioco, perché poi ci sarà sempre un'opportunità. Per vincere dobbiamo spingere, ma il concetto è che è meglio non perdere».
Il confronto sarà su due partite, una in casa e una in trasferta: le piace o avrebbe preferito una gara secca?
«Mi piace così, perché potremo giocare davanti alla nostra gente, dove ci potremo sentire più a nostro agio in determinati momenti della partita. I tifosi ci spingono a dare qualcosa in più. Non sappiamo se questo confronto sarà anche più lungo di 180 minuti, come successo contro la Roma, ma dovremo giocare ogni minuto con grande responsabilità e pianificare ogni mossa con molta attenzione».
A proposito di attenzione e concentrazione, un anno fa Italiano raccontò un episodio avvenuto a Casteldebole.
«Un mio ex compagno che è venuto a vedere l'allenamento mi ha detto «in questa squadra c'è un fenomeno, un difensore come Lucumi, con quella fisicità e quella destrezza, è incredibile”.
Ogni tanto, però, lei commette anche qualche errore...
«A volte per superficialità, a volte per la sicurezza molto grande che ho nella mia condizione, ma questo non può succedere se voglio raggiungere grandi obiettivi personali e di squadra. Ed è su questo che sto lavorando».
A Bologna è stato addirittura coniato il termine “lucumata” per identificare un suo errore. Le dà fastidio?
«Non sono abbastanza importante da arrabbiarmi per questo. Sono un giocatore che cerca di dare il massimo e no, non rido quando lo sento, ma so benissimo quando ho sbagliato e cerco di migliorare. Non posso fare altro. Una volta che l'errore è già stato commesso la cosa più importante è ciò che viene dopo. Lavorare per fare in modo che non accada di nuovo. Poi ammetto che non subito, ma col passare dei giorni, quando lo sento a volte rido perché fa parte del gioco».
Lei è un calciatore fondamentale per il Bologna, come si può convincerla a rimanere?
«In questo momento la mia attenzione è rivolta solo a concludere la stagione al meglio e ad aiutare la squadra. Poi mi siederò con la mia famiglia, con mia moglie, e vedremo con il mio gruppo di lavoro cosa sarà meglio per la mia carriera. Ora la mia priorità è dare il massimo per il Bologna. E credo che in questo momento parlare di un rinnovo non sia la cosa importante».
Ma lo sente l'affetto dei tifosi del Bologna?
«Qui è tutto fantastico, sono davvero grato per come mi hanno accolto, mi hanno trattato, per l'affetto che hanno dimostrato a me e alla mia famiglia. Siamo felici qui, non possiamo che esprimere in maniera totale la nostra gratitudine per tutto quello che Bologna ha fatto per noi».
Ammetterà che cambiare tanto per cambiare non avrebbe senso e solo davanti ad una grande opportunità Bologna capirebbe la sua scelta. Sa che in Italia esiste un proverbio che recita “se parti sai quello che lasci, ma non sai quello che trovi”?
«Sì. E penso sia giusto prendere una decisione basandosi su ciò che è meglio per me, per la mia famiglia, per tutti. Non credo che nessuno prenda una decisione tanto per fare o semplicemente perché vuole andarsene. Anche io non lo farò. Solo dopo aver valutato tutto deciderò».
E allora torniamo a parlare della stagione. Adesso c'è l'Europa League, poi tornerà il campionato. Lì ci sono ancora motivazioni?
«Se non ne avessimo non saremmo giocatori di calcio, né giocatori del Bologna. Arrivare ottavi, poi, ti porta direttamente agli ottavi di Coppa Italia ed è un vantaggio importante. E poi per diventare giocatori d’élite bisogna abituarsi a questo, perché è così che ci si prepara se si vuole giocare per il Real, il Barcellona o altri grandi club. Dobbiamo costruire questa mentalità già adesso e portarla sempre a Bologna: ogni tre giorni bisogna competere al massimo, perché questo è il calcio di alto livello».
