Bravo, scomodo e litigioso: Fabregas può soffiare la Champions a Spalletti e Gasperini
Fabregas è una di quelle intelligenze che mancano al tessuto del calcio italiano. Non ne formiamo di persone così. Proprio non ne abbiamo lo stampino. Il football da noi irregimenta, ti insegna a ragionare (diciamo) per compartimenti stagni. Giochi a calcio e quindi parli solo di calcio, preferibilmente a monosillabi e per frasi fatte. Come se il resto del mondo non esistesse. Non devi altre idee, altri pensieri. Se li hai, nascondili. Sei programmato per tirare calci a un pallone. E basta. All’estero non è così. In Spagna il numero uno degli eclettici è certamente Piqué: grande imprenditore, visionario, che nella vita ha fatto la bandiera del Barcellona più forte di tutti i tempi e della Spagna che ha vinto un Mondiale e due Europei di fila. Giocava, vinceva e pensava a cosa avrebbe fatto da grande. Ha creato la nuova Coppa Davis e si è inventato la Kings League. Fabregas è un Piqué che è rimasto sul terreno di gioco. Ma non fa il semplice allenatore. Ha ragionato sulla propria carriera. È arrivato a Como nel 2022, a 35 anni, per chiudere quella di calciatore. E aprire quella di tecnico. Ha saputo scegliersi il luogo dove poter imparare, crescere e sperimentare senza assilli. Con meno pressioni ma non con meno soldi. Ha anche investito nel Como, è azionista del club: altro segnale distintivo. In un’intervista a Rivista Undici, il presidente del Como Suwarso ha detto: «Noi, come proprietà, non fissiamo obiettivi di classifica. Il nostro unico traguardo è raggiungere la redditività nel minor tempo possibile. Spetta solo a Cesc e alla squadra decidere fino a dove spingersi. Le mie conversazioni con Fabregas sono puramente aziendali: non gli dico mai chi schierare o che modulo usare. Non è il mio lavoro». la scalata.
