Il Como è bello e possibile: ha speso, vinto e divertito. Ora si gode la Champions
Il successo è il più formidabile generatore di invidie: hanno andamento parallelo, salgono insieme. Adesso che il Como è miracolo, massimo livello anche per i ma, se, però: avrà problemi col fairplay finanziario perché spende troppo rispetto al fatturato, non ha uno stadio decente per la Champions, non fa giocare gli italiani, Fabregas è presuntuoso e se la tira. Eppure basta mettere assieme proprio quello che rinfacciano per spiegare le dimensioni dell’impresa. Verissimo, il Como ha speso tantissimo, ma è una mezza verità: bisognerà pur aggiungere che il Como è la società più ricca d’Italia, se si considera chi la mantiene, quella famiglia indonesiana Hartono accreditata dai magazine ficcanaso di 40 miliardi (in dollari), e tanti auguri a chi immagina un fallimento in riva al lago. Poi lo stadio: è vero che il Sinigaglia ha tanta età quanta storia, ma è ugualmente vero che c’è già sul tavolo un progettino-bomboniera, sarà bellissimo, tipo veranda sul lago (e intanto, la prima Champions si gioca a Reggio Emilia nel Mapei di Squinzi). E poi, ancora: pochi italiani. Qui bisognerebbe solo tacere per decenza, visto quanto valgono gli italiani nell’era contemporanea: ad ogni modo, da quelle parti di italiano è rimasto poco o niente, basta farsi un giro tra le ville lungo la litoranea per capire come l’idea di orgoglio sovranista sia ridotto allo stato fossile. Infine, questo Fabregas saputello e arrogante che sembra avere inventato il calcio: le simpatie umane, a certi livelli, stanno a zero, contano più le opere (e le omissioni, a seconda), in ogni caso nessuno potrà mai negare che la squadra di questo allenatore gioca come si gioca in Paradiso, sempre che in Paradiso abbiano ancora voglia di fare due tiri.
Il Como è la più divertente consolazione di questa Serie A
Ma ammettiamolo serenamente, tutti quanti senza paraocchi e bandiere: il Como è la più divertente consolazione espressa da un campionato rachitico e incarognito. Bello e spensierato, il Como di Fabregas è andato sopra e oltre le nostre miserie, la mezza scarpa in fuori gioco, il tocco dell’avambraccio staccato di 26 centimetri dal corpo, le simulazioni, le perdite di tempo, le risse col quarto uomo, eccetera, eccetera. Non è la squadra dei santi e degli eroi, non è la squadra perfetta, ma è sicuramente il meglio di noi, almeno di quest’anno. Se dico qualità e velocità, tutti subito pensano al gioco, perché davvero è così. Eppure qualità e velocità sono i valori fondanti dell’intera società, che ha saputo costruire il miracolo velocemente (in pochissime stagioni, le stesse che grandi club come Juve e Milan hanno impiegato a finire sotto i ponti), ma anche qualitativamente, portando in giro spettacolo e bel gioco. Una società che gioca come la sua squadra, questo è il Como. Fisico e tecnica, concretezza e fantasia. La stessa intuizione di portare in tribuna le belle gioie del jet-set mondiale, trasformando le vecchie gradinate in un red carpet, spiega forse meglio di tante chiacchiere la logica aziendale. Quanto durerà, si chiedono perfidamente gli invidiosi. Abbiamo contemplato il miracolo del Nottingham Forest, il miracolo del Leicester, qui vicino il miracolo dell’Atalanta, scalzata con tempismo perfetto, proprio nel momento preciso del declino bergamasco.
Un miracolo studiato
Ogni miracolo ha il suo perché. Certo a quello del Como manca l’epica – la retorica – dello sconosciuto villaggio di pescatori, dove i giocatori la mattina squartano salmoni per le celle frigorifere e al pomeriggio vanno all’allenamento, neanche tutti i giorni. Questo è un miracolo studiato, costruito, strutturato. Chi ha preso il Como lo voleva e lo intendeva così dal primo giorno, arrivarci si è rivelata solo una questione di tempo (nella pratica, un flash: gli Hartono arrivano nel 2019). Como è un miracolo di provincia, certo, ma di una provincia particolare: provincia italiana come dimensioni, provincia del mondo come indole e pensiero, anche solo per il fatto di essere sempre un po’ provincia svizzera, notoriamente il luogo più internazionale del mondo, essendone la cassaforte. Como nella letteratura, Como e seta, Como e tessile, Como e turismo, Como e bella vita, Como e soldi. All’improvviso, Como capitale. Anche grazie ai soldi, ma non solo per i soldi. Parecchia bella gente in serie A ha speso parecchio, ma senza gli stessi risultati. Ogni tanto, la vita ci sbatte sotto al naso una verità antica come il mondo: i soldi non sono tutto, i soldi non bastano. Il Como ha i soldi, ma prima ancora il Como è un’idea.
