Gosens: "Volevo andare al funerale di mia nonna, Pioli ha detto no. Ho giocato e mi sono infortunato"© LAPRESSE

Gosens: "Volevo andare al funerale di mia nonna, Pioli ha detto no. Ho giocato e mi sono infortunato"

Nel corso dell'ultima puntata del suo podcast con ospite Per Mertesacker, il centrocampista tedesco ha raccontato quanto successo lo scorso ottobre prima di Inter-Fiorentina: "Avevo chiesto un permesso ma non mi è stato concesso"
Giulia Mazzi
3 min

Wie geht’s? Come stai? È la prima domanda che Robin Gosens rivolge agli ospiti del suo omonimo podcast, in cui affronta le problematiche legate alla salute mentale nello sport. Nel corso della puntata con Per Mertesacker, è stato lui a confidarsi su un periodo negativo da poco passato: «Da giocatore di riferimento ti ritrovi sempre in parte responsabile della situazione difficile, e mi sono posto molte domande sul perché non riuscissi a esprimere il mio livello abituale. La testa era già abbastanza sotto pressione». È il 29 ottobre scorso: la Fiorentina, allora allenata da Stefano Pioli, è ultima in classifica. Quella sera alle 20.45 l'attende la corazzata Inter a San Siro. Lo stesso giorno in Germania si celebra il funerale della nonna di Gosens, da poco scomparsa. Robin però non può essere presente: «Alle 16 mi sono collegato al funerale via FaceTime. Volevo assolutamente esserci: era morta poco prima, ma non potevo andare perché dovevamo giocare. L’allenatore non mi aveva concesso il permesso, ma volevo almeno avere questo ricordo della cerimonia, così che, se mio padre ne avesse parlato in futuro, avrei saputo cosa era successo».

Fiorentina: Gosens, il permesso e l'infortunio contro l'Inter

Gosens quella sera indossa la fascia da capitano al braccio e scende in campo a San Siro: «Non riesci a entrare in quel tunnel mentale. E cosa succede dopo 70 minuti? Bam! Uno strappo muscolare serio». Per la cronaca, la Fiorentina perderà 3-0. Secondo Mertesacker, ex difensore tedesco in campo nell'indimenticata semifinale mondiale di Dortmund del 2006, l’infortunio è strettamente legato alla condizione psicologica in cui versava il connazionale in quel momento: «Credo davvero che chiunque voglia, può raccontarmi quello che vuole, ma è legato al fatto che, mentalmente, non eri completamente presente, non libero, e quindi non competitivo. È davvero un peccato, e ci si deve chiedere come affrontare situazioni in cui le persone si trovano in condizioni estreme».


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