La Fiorentina ritrova Kean titolare contro il Torino
Finalmente Moise Kean. Di nuovo dal primo minuto, di nuovo pronto a prendersi sulle spalle la Fiorentina, subito e nemmeno subentrando, e questo significa soprattutto una cosa fondamentale: il problema alla caviglia datato 21 dicembre (giorno della partita contro l’Udinese) non è più un problema grazie alla gestione dell’infortunio messa in atto al Viola Park in queste settimane o, perlomeno, non impedisce al centravanti di giocare come vorrebbe e dovrebbe. Poi, dentro le settimane, a cominciare da quella che porta al Como sabato prossimo, ci sarà sempre un occhio di riguardo per lui, ma questo è un altro discorso. Intanto, Kean c’è.
Kean per tutti, tutti per Kean
Difficile rinunciare all’attaccante italiano più forte (parole di Paratici che lo conosce bene) e la Fiorentina invece l’ha fatto praticamente nell’ultimo mese, proprio perché la caviglia non gli dava tregua e non gli consentiva di scattare, correre, cambiare direzione e forzare senza dolore, il che in automatico diventava un ostacolo insormontabile. E difatti il numero 20 non si è visto in campo per tre partite di fila (Bologna e Cagliari in campionato, Como in Coppa Italia) e al Maradona una settimana fa è entrato a metà ripresa, disputando una ventina di minuti abbondanti recupero compreso che sembrano pochi e che invece, dopo quindici giorni di assenza completa, hanno dato il segnale atteso. Poi, gli allenamenti da domenica a ieri (eccetto lunedì, riposo) per togliere dubbi e aggiungere certezze e infine il via libera sospirato: sarebbe una sorpresa (e a quel punto un caso) non vederlo titolare stasera contro il Torino (11 gennaio con il Milan l’ultima dal primo minuto) e non certo per sminuire Piccoli, che il suo l’ha fatto e ha la piena considerazione di Vanoli. Anche per giocare insieme a Kean in un tandem sfondadifese e non solo all’abbisogno.
Ora servono i gol di Moise
Però, adesso, c’è da far ripartire e da rilanciare il Moise di Vercelli, che è e sarà discriminante per la Fiorentina nella rincorsa alla salvezza: servono i suoi gol e il suo contributo da trascinatore, perché è troppo facile, ancorché non semplicistico, associare parte della classifica desolante e preoccupante alla carenza di reti dell’ex Juventus. Che da oggi vuole iniziare un’altra storia. Lui e l’intera squadra viola che il tecnico varesino intende riproporre nel solco di quella schierata dall’Udinese in poi, avversario del cambio di sistema con il passaggio dalla difesa a tre alla difesa quattro: Dodo e Gosens sulle fasce (Fortini pronto per il tedesco non al meglio), Comuzzo e Pongracic nel mezzo, cioè gli stessi che si piazzeranno a protezione di De Gea, in attesa del ritorno a pieno regime di Rugani (oggi al massimo convocato) per un’alternativa ai due centrali che stanno giocando sempre. La traccia è questa e riguarda anche il resto della formazione, che poggia ancora su Fagioli regista e su un’altra linea a quattro stavolta per andare a formare il reparto mediano molto elastico e molto mobile: Mandragora e Brescianini tra Parisi a destra (ballottaggio serrato con Solomon) e Gudmundsson a sinistra. E Kean davanti alla guida del carrarmato. ©riproduzione riservata
