Giovani e azzurrabili: è una Fiorentina all'italiana

Da Kean e Piccoli a Fagioli, Comuzzo e Fazzini: il modello virtuoso del club viola sta indicando una strada al calcio di casa nostra
Francesco Gensini
4 min

FIRENZE - In tempi in cui il calcio italiano s’interroga pensieroso sulla crisi d’identità che sta attraversando (non da oggi) e che spesso produce effetti negativi a livello di club (e ora grandi preoccupazioni intorno alla Nazionale di Gattuso verso i playoff di marzo con vista sui Mondiali americani), la Fiorentina rappresenta un aiuto virtuoso al pallone di casa nostra. Nel modo più lineare ed efficace: puntando sui giocatori con il tricolore verde-bianco-rosso impresso sulla carta d’identità. A Bialystok, giovedì sera, Vanoli ne ha messi in campo nove su undici dal primo minuto e nove sono rimasti fino all’84’, quando Balbo (venezuelano classe 2006) ha preso il posto di Ndour e sono scesi a otto: ma in panchina ce n’erano altri nove, tutti italiani e, Fagioli escluso, tutti della Primavera di Galloppa, che ovviamente per il suo percorso segue in toto le orme della prima squadra in una scelta fatta dalla Fiorentina (società) su indicazione precisa di Rocco Commisso fin dal giorno dell’arrivo a Firenze nel giugno 2019.

Kean e i suoi fratelli

E vanno ancora rimarcati i nove che hanno giocato in Polonia. Un numero davvero alto per usi e costumi a queste latitudini da parte dei club italici, con una specifica che aggiunge valore al merito: giovani (a volte molto giovani, tipo il ventenne Fortini e i ventunenni Comuzzo e Ndour) o meno giovani, ma quasi sempre per non dire sempre ognuno di essi con spruzzate addosso d’azzurro del presente o del recente passato, sia della Under 21 che della Nazionale A con Moise Kean nei panni di testimonial d’eccezione, dimostrazione evidente di una ricerca non solo di qualità ma anche di qualità. Che magari stride con la stagione di sofferenza al Viola Park e dintorni, però questo è un altro discorso le cui radici affondano in cause e ragioni più ampie e più complesse della qualità dei singoli e del collettivo. La squadra da esportazione con i succitati nove fa notizia, ma in campionato è spesso così, dove la Fiorentina italiana affronta avversari che di italiano hanno poco e qualche volta niente.

Fiorentina a tinte azzurre

Detto che il gruppo di Vanoli contiene meno stranieri (12) insieme a quelli di Cagliari e Cremonese di tutta la Serie A (e 15 sono i calciatori autoctoni di nascita nonché di passaporto), l’ultimo esempio in ordine cronologico è pure uno dei più indicativi in assoluto: sabato scorso al Sinigaglia, in una metà del campo il Como con sedici stranieri su sedici impiegati da Fabregas tra titolari e sostituti nel corso dei novanta minuti, e non meraviglia considerando che il club lariano, con 25, viene dopo soltanto il Verona (26) per tesserati in arrivo da oltre confine; nell’altra metà la Fiorentina di Vanoli che tra primo e secondo tempo ne ha schierati otto e mai meno di sei contemporaneamente, e altri sei ce n’erano a disposizione del tecnico varesino per un totale di ben 14 su 22 nella nota consegnata all’arbitro. Insomma, non c’è trucco e non c’è inganno, ma nemmeno spennellate di sciovinismo fuori luogo e anacronistico: semplicemente, in questi tempi in cui il calcio italiano eccetera eccetera, la Fiorentina una strada la sta indicando.

 

 

 


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